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La passione di Nora era allestire la vetrina del negozio per il quale lavorava. La faceva sentire importante perché tutti guardavano le vetrine passeggiando e spesso si fermavano a guardare la sua.

Le sue amiche sapevano bene quanto lei tenesse a quel particolare giorno del mese in cui poteva dare sfogo alla sua creatività. La sera prima di quel giorno, aveva sempre una luce speciale negli occhi e nemmeno interveniva in alcun discorso. Nora aveva la testa fissa in un unico pensiero: i dettagli di come avrebbe disposto la merce in vetrina il giorno successivo. Creava sempre un effetto cromatico armonioso e la vetrina sembrava viva, quasi volesse uscire per mettersi in mostra in mezzo alla strada. Secondo loro, il successo del piccolo negozio in centro, era solo merito suo. Quando lo facevano notare a Nora, lei scuoteva la testa «Che esagerate!» e le liquidava ridendo.

Un giorno, mentre le sue amiche passeggiavano vicino al negozio, notarono un uomo mai visto prima, osservare con attenzione la vetrina che Nora aveva fatto per poi entrare nel negozio. La sera, cercarono di carpire cosa volesse quell’uomo ma Nora aveva di nuovo la testa immersa tra i suoi pensieri e non diede nessuna spiegazione alle amiche.

Decisero perciò di chiedere a Marco, il proprietario del negozio, cosa volesse quell’uomo che aveva sconvolto così Nora. Vennero a sapere che Nora aveva ricevuto l’offerta di un lavoro lontano da lì. Marco e le amiche di Nora, dopo molte insistenze, riuscirono a convincerla ad accettare la proposta.

Nora fu accompagnata dalle sue amiche in aeroporto. Cercavano di sostenere la coraggiosa scelta che l’amica aveva fatto: «Quando mai ci siamo sbagliate? Vai, sei fantastica! Li conquisterai tutti con le tue idee!» Nora sorrise. Come voleva sentire di avere anche solo un briciolo della sicurezza che avevano le amiche.

Scesa dall’aereo riuscì a trovare subito Andrei, il suo nuovo capo, che la accompagnò a conoscere le nuove colleghe e nella sua abitazione. La salutò: «Domani comincerai. Buona fortuna. Tra un mese creerai la tua prima vetrina per me, hai carta bianca. Se riuscirai di nuovo a incantarmi, avrai molte opportunità di crescita davanti a te».

Nora faticò ad addormentarsi. Si sentiva un puntino in mezzo all’oceano non aveva nemmeno un punto di riferimento.

Già dal primo giorno di lavoro capì che il mese di permanenza in quel negozio, sarebbe stato lunghissimo. Nessuno la salutò e nemmeno si disturbo di spiegarle come funzionava quel lavoro. Imparò osservando come facevano le colleghe. Più i giorni passavano, più lei si sentiva sbagliata. Non apparteneva a quel mondo.

A pochi giorni dalla sua prova, l’allestimento della vetrina, non riuscì più a sostenere la delusione che sentiva crescere dentro e decise di lasciare tutto per tornare a casa dove si sentiva apprezzata.

Sam, il ragazzo che puliva e riordinava il negozio, la vide allontanarsi con la testa reclinata. La rincorse e le afferrò un braccio «Ti osservo dal primo giorno che sei arrivata, sei venuta a lavoro ogni giorno. Sono sicuro che tu non l’abbia fatto per le colleghe ma per il tuo obiettivo. Per te è importante, si vede. Non mollare adesso!»

Nora deglutì a fatica. Cacciò le lacrime e decise di concentrarsi solo sul lavoro; allestì la vetrina che divenne un capolavoro.

Sam aveva ragione. Era partita proprio per realizzare le sue idee. Nessuna avrebbe più potuto farla dubitare che la strada che aveva intrapreso fosse sbagliata.

Qualche informazione su Chiara Bellese

Appassionata lettrice fin da piccola, ho sempre letto qualsiasi tipologia di libro (spesso leggo più volte i miei preferiti). Ho sempre e solo scritto per me stessa, per ricordarmi delle cose belle e brutte che mi sono successe. Da qualche mese ho iniziato a cimentarmi nella scrittura di racconti brevi. Lo trovo stimolante e appagante e riesco a dare sfogo alla mia creatività.

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