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Caro lettore, benvenuto alla quarta puntata dei nostri consigli di scrittura creativa!

Speriamo tu abbia avuto modo di leggere le precedenti, e magari di metterne in pratica alcuni insegnamenti.

Ricorda sempre che questo blog è apertissimo alla discussione, quindi ti invitiamo a intervenire in ogni modo sugli  spunti di riflessione che diamo attraverso gli articoli.

Veniamo a oggi: se nella scorsa lezione abbiamo parlato del world building, ossia dell’invenzione e costruzione dell’ambientazione da parte dello scrittore (una pratica molto divertente, ricordi?), oggi spingiamo un po’ il pedale dell’acceleratore e parliamo di come affrontare lo sviluppo di una trama.

Si tratta del cuore del processo creativo, perché sono lo sviluppo dell’idea di base e lo sviluppo delle premesse date dall’idea in una serie di vicende che accadono ai nostri protagonisti a dare forma finale al libro.

Per trattare di questo tema parleremo di un concetto che chiameremo con un nome forse “sgradevole”, ma che rende l’idea:

conflitto.

1.      Perché conflitto?

Già, perché chiamarlo conflitto?

Se con “conflitto” intendiamo il fulcro di una storia, ciò che fa muovere tutti i suoi elementi, questa denominazione potrebbe sembrare azzeccatissima per un romanzo di guerra, un thriller, una storia poliziesca, o un horror, mentre sembrerebbe davvero stupido applicarla a un romaconflittonzo d’amore o a una commedia.

In verità lo abbiamo chiamato “conflitto” per una ragione filosofica: ragazzi, in ogni storia che voglia funzionare, anche in quella più tranquilla, dove non sembra accadere nulla, c’è sempre un elemento di scontro, un elemento che all’inizio del libro interrompe lo stato delle cose com’era sino a quel punto e che da’ inizio alla storia.

Prendiamo il caso di una commedia come Guida galattica per autostoppisti: il suo fine ultimo non è certo quello di creare un’epica galattica simile a Star Wars, quanto di ironizzare sul genere della space opera con tono canzonatorio.

Tuttavia, Douglas Adams non esita a dare inizio alla storia con un atto cruentissimo come la distruzione del Pianeta Terra da parte di una popolazione aliena, un evento fortemente traumatico e in grado di creare ansia in alcuni personaggi e nel lettore. E, dove c’è instabilità, c’è anche problematica e, infine, riflessione.

Forse la distruzione della terra è un esempio un po’ limite: in realtà basterebbe il tradimento da parte di un “lui” all’interno della storia di una coppia, o ancora, per assurdo, la scomparsa di un libro, capace di creare contrasti fra i protagonisti.

Ecco, usiamo una metafora: pensiamo alla nostra storia come una linea, un segmento che parte da A e termina con Z.

Se la nostra linea rimanesse piatta come il battito cardiaco di un morto… beh, sai che noia?

A un certo punto dobbiamo, per forza, far accadere qualcosa che mescoli le carte in tavola e distrugga la quiete: sarà proprio allora, dopo che per le prime venti-trenta-quaranta pagine del nostro romanzo abbiamo dato idea dell’ambientazione e dei personaggi, che sarà necessario spingere sull’acceleratore e turbare la tranquillità iniziale.

2.      Cosa succede se non c’è conflitto?

La domanda è lecita: e se non riusciamo a creare un conflitto all’interno della nostra storia?

O se, per assurdo, non volessimo farlo?

Pensiamoci bene: è sera, avete affrontato una dura giornata di lavoro, siete appena tornati a casa e non vedete l’ora di scrivere per svagarvi e sfogarvi… pensate che la scrittura sia davvero la cosa migliore per rimettervi in sesto, per riordinare le idee e, soprattutto, per rilassarvi…

Perché non scrivere una storia in cui tutto procede senza troppi problemi?

In cui lui si innamora di lei, lei si innamora di lui, si sposano e hanno due splendidi figli (o non li hanno, e proprio quel questo sono felici!) coronando il loro sogno d’amore? O magari un fantasy nel quale l’eroe arriva e sbaraglia tutti gli orchi cattivi con una frusta magica potentissima?

Pensaci, caro lettore: perché dover far penare i nostri personaggi come faremmo noi alle prese con la vita reale? Non sarebbe maledettamente più umano non far succedere loro niente di brutto o di TROPPO brutto?

Non ti toglierebbe qualche peso dallo stomaco?

Certo. Creeremmo un piccolo spazio della nostra giornata nel quale potremmo respirare un po’ e lasciarci andare alle gioie della…

Beh, alle gioie della PARALETTERATURA.

Ricordate cosa dicevamo nella prima puntata? Dicevamo che, quando scriviamo, dobbiamo avere ben chiari i nostri obiettivi. Non tutti scrivono con lo stesso obiettivo o scopo, anzi.

Alcuni vogliono soltanto passare qualche ora al giorno a coccolarsi e a coccolare la loro creatura.

metti alla prova i personaggi

Perché non farlo? Esattamente quel che fa la paraletteratura, sia che quando viene letta sia quando viene scritta: mette il lettore e lo scrittore a suo agio, attraverso una storia ad alto tasso di immedesimazione che serve, per lo più, per svagare e rilassare. Non succede davvero niente di brutto al personaggio, anzi spesso questo si ritrova in una posizione di assoluta onnipotenza rispetto al mondo che lo circonda (per esempio, a capo di una multinazionale con un fatturato di miliardi di dollari e una Ferrari).

Ma, nel caso tu volessi fare davvero della scrittura una parte integrante della tua vita professionale,

nel caso in cui volessi davvero scrivere una storia che funzioni, che sia presa in considerazione, stimata, analizzata criticamente e, soprattutto, che voglia lanciare un messaggio, dovrai essere serio e accettare il fatto che i tuoi personaggi possano e debbano “soffrire”. E che possano e debbano farlo perché altrimenti la tua storia diventerebbe maledettamente noiosa.

3.      La caratterizzazione al servizio del conflitto

Bene, mettiamo che tu a questo punto abbia un plot, un’ambientazione e un’idea per il conflitto nel quale coinvolgere i tuoi personaggi: splendido, adesso non dovrai fare altro che sviluppare queste ottime premesse e costruire il cuore della tua storia!

Il punto è: come fare?

Semplice: rispettando, ancora una volta, le premesse che ti sei dato durante l’ideazione del plot, dell’ambientazione e dei personaggi, ai quali dedicheremo il prossimo appuntamento, ma che trattiamo anche, brevemente, in questa puntata.

Partiamo dall’esempio della storia dell’orrore, che trattavamo nel corso della prima puntata.

Abbiamo trovato il tipo di horror da trattare (un crudele horror dai tratti vagamente splatter), abbiamo un’idea per la storia (che succederebbe se la protagonista del romanzo fosse una strega che sacrifica dei bambini con oscuri rituali per diventare immortale?) e forse il fulcro della vicenda (che succederebbe nel caso in cui una povera vicina di casa scoprisse la verità in maniera terribile?).

A questo punto, per costruire la vicenda in maniera credibile e creare un buon conflitto sul quale far poggiare la tua storia, la sfida sarà duplice, e riguarderà due lati distinti della stesura:

-contenuto: cosa farà la dolce vicina? Riuscirà a fermare l’antagonista? Se è una persona normale, e magari presa in contropiede da eventi così terribili, l’antagonista potrebbe avere facilmente la meglio su di lei. Il conflitto, in questo caso, potrebbe essere rappresentato dalla discesa della follia della povera protagonista, resa del tutto incapace di reagire di fronte agli eventi: è la base di un’eccellente storia dell’orrore psicologica, non trovi?

Entra in gioco un concetto tanto banale quanto a volte difficile da rispettare per alcuni autori: la coerenza. Non puoi chiedere ai tuoi personaggi, chiunque essi siano e qualsiasi sia il tuo obiettivo, di andare contro quel che sono.

Nel nostro caso, non potrai mai chiedere all’anziana e dolce vicina, scoperta la verità, di imbracciare un AK 47 e di uccidere la cattivissima strega, no? Anche perché dubitiamo che una vecchietta di sessantacinque-settanta-ottant’anni sappia imbracciare un AK 47… ma, se così fosse, sarebbe davvero una vecchina straordinaria!

-forma: conseguentemente al tipo di sviluppo che vorrai dare al tuo conflitto, dovrai anche trovare le parole col quale raccontarlo. Pensaci bene: raccontare come succede qualcosa è importante quanto decidere cosa raccontare. Non si parla di tono di voce, ossia del registro che dovrai usare. Quello è importante, ma ancor più importante è capire la tecnica narrativa da utilizzare.

descrivere l'eroe

Torniamo al nostro esempio:

nel caso del racconto dell’anziana vicina alle prese con la crudele strega, l’obiettivo dell’autore sarà di ricreare il senso di paura, smarrimento, impotenza, del personaggio.

Come farlo?

Per esempio, scrivendo frasi sconnesse o dalla punteggiatura imperfetta o di una formattazione del testo anomala, che lasci passare l’impressione di star vivendo la storia dalla prospettiva di una donna folle:

“Di giorno in giorno, chiusa nella sezione criminale del campo di sterminio, la donna se lo ripeté ogni giorno e ogni minuto

ASSASSINA!

Assassina, sì, perché non poteva non essere così, perché lei era stata ritrovata sporca di sangue e col coltello e affianco al cadavere

ma erano passate troppe ore da…

Inganno. Inganno della tua mente

ASSASSINA”

Come vedi, l’utilizzo dell’allineamento centrato e a destra in un paio di frasi risultano estremamente anomale all’interno di un racconto classico come questo (e considera che la maggior parte del racconto è scritto seguendo norme e stilemi tradizionali del thriller, con periodi lunghi, descrizioni e dialoghi).

L’irruzione di due elementi così inusuali all’interno della narrazione, che interrompono in parte la narrazione, serve a comunicare rapidamente l’atmosfera altamente “insana” che circonda la protagonista durante la storia.

L’obiettivo della lettura, secondo quest’impostazione, sarà quello di seguire con crescente tensione l’evolversi degli eventi, sino al climax finale.

Questo è “conflitto”: seguendo le premesse che ci siamo dati, mettere in scena il modo in cui i personaggi reagiscono al problema che abbiamo scelto di mettere loro davanti. Questo li porterà a interagire con la storia e con il lettore e probabilmente a provare fortissime emozioni.

I vostri personaggi soffriranno, gioiranno, si emozioneranno o proveranno sentimenti di odio e rancore verso le persone attorno a lui. E il lettore, se avrete fatto bene il vostro lavoro, si divertirà da morire appassionandosi a quel che leggerà e diventando fan dei protagonisti del libro.

Ma attenzione: dovrete essere bravi a caratterizzare i vostri personaggi, sviscerarli, renderli reali, altrimenti l’incantesimo potrebbe interrompersi.

Ma di questo ne parleremo nella prossima puntata!

A presto!

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