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Se leggi molto sai perfettamente che per funzionare una buona storia non ha bisogno soltanto di una buona ambientazione o di una trama che funzioni bene e si sviluppi secondo principi logici: spesso è importante che i protagonisti siano personaggi con una psicologia e un modo di agire credibile e intelligente. In caso contrario, ti ritroveresti a leggere o vedere delle storie magari interessanti, ma con al centro delle figure dallo spessore davvero esile; una cosa che, a lungo andare, può annoiare. Ecco qualche consiglio di scrittura creativa per evitarlo, e il primo e più importante è: ama i tuoi personaggi e curali in ogni loro aspetto!

1.      Il primo nemico: lo stereotipo

“Stereotipo” è una parola che fa paura a ogni (bravo) lettore e, di conseguenza, a ogni scrittore. Cosa c’è di peggio che scoprire che il personaggio di un romanzo fa tutto quello che ci si aspetterebbe da lui nel modo in cui ci si aspetterebbe, facendo pensare che l’autore non si sia applicato così tanto nel delineare il suo carattere? Insomma, mettiamo che tu legga venti romanzi fantasy… ti piacerebbe che tutti gli eroi protagonisti di questi romanzi si comportassero esattamente nello stesso modo? Che tutti siano forti, coraggiosi, integerrimi e moralmente ineccepibili?

A meno che tu non sia un vero fan del genere, direi proprio che dopo un po’ ti annoieresti e decideresti di cambiare tipo di letture. Lo stereotipo, non a caso, è un elemento tipico dei racconti paraletterari o di generi come la favola, o di opere arcaiche come i poemi epici, racconti molto semplici che non potevano avere personaggi “complessi” psicologicamente. In questa fase infatti una serie di fattori antropologici, culturali e storici (grado di sviluppo della società, alfabetizzazione, numero di opere prodotte) rendevano la storia nettamente più importante rispetto al singolo personaggio, e dunque si ricorreva spesso a personaggi più stereotipati. Con lo sviluppo della società, che va di pari passo con quello della narrativa, però, lo stereotipo è diventato un bel tallone d’Achille per lo scrittore.

 

2.      Il concept

Come combattere il terribile rischio di incappare in uno stereotipo? Semplice: “pensando” con cura i nostri personaggi. Non tutti, certo, ma almeno i protagonisti principali e quelli a essi più vicini, pensando a un loro background.

Ecco, “background” è la parola chiave della lezione quest’articolo. È vero, ogni personaggio è fatto per vivere fra le pagine del libro, e tutto quello che di importante gli potrebbe succedere dovrebbe essere mostrato al lettore durante la storia, senza rimandare troppo al “prima” o al “dopo” essa.

Tuttavia, un personaggio che si rispetti deve avere una storia alle spalle, che possa essere fatta intuire

anche soltanto mostrando dei dettagli. Questo darà interesse alla lettura. Facciamo un esempio: Gradyss, avventuriero protagonista mezzelfo di un dark fantasy, è un reduce di guerra che viaggia fra le contee con moglie e figlia per distruggere minacce dietro compenso (un po’ come Geralt di Rivia di The Witcher).

Se ci pensi bene, già questa breve descrizione dovrebbe bastare a farti capire di cosa stiamo parlando, perché da essa dovrebbero già scaturire alcune domande interessanti per l’argomento di oggi. Domande come: di che guerra si tratta? La fazione di Gradyss è stata sconfitta o è risultata vincitrice? Perché si muove con moglie e figlia, quando potrebbe lasciarle a casa e non metterle in pericolo?

Da tante domande possono sorgere tante conclusioni che vanno a delineare la storia del nostro personaggio: forse sì, l’esercito di Gradyss ha perso la guerra; forse Gradyss è povero e ha bisogno di sterminare mostri per guadagnarsi da vivere. Forse lui e la sua famiglia, semplicemente, non hanno più una casa, e vivono stringendosi nel loro triste carrozzone da viaggio.

Ecco, questo è un discreto esempio di “personaggio pensato”. È il miglior personaggio mai creato? Probabilmente no, ma ha degli elementi di interesse che un lettore potrebbe trovare convincenti, elementi che potrebbero fargli consigliare il tuo libro a un amico, perché “accattivante”.

3.      Progettare i personaggi

Progettare i personaggi di una storia non è quindi così complesso: basta ragionare su di essi, su quello che sono, su quello che vorremmo comunicassero (perché sì: molte volte i personaggi possono rappresentare delle tesi, dei nostri punti di vista, ma questo lo vedremo più avanti…).

Bene, il punto è: ammesso che riusciamo a farci delle domande giuste per dare loro profondità, come facciamo a rispondere in maniera adeguata a esse? Insomma, come facciamo a immaginare una risposta sensata al perché Gradyss vive come un nomade?

La risposta classica potrebbe essere “perché è così, così decido io, così deve andare la storia”. Sì, potresti fare così. Ma il risultato di questa mossa potrebbe creare delle incoerenze nel tuo personaggio o, peggio ancora, delle inverosimiglianze. Mai dovremmo dare l’ultima parola semplicemente alla nostra immaginazione; sarebbe il caso, allora, di cercare ispirazione o in altre opere dello stesso genere in cui vogliamo cimentarci (magari nelle più belle) oppure, perché no, in altri tipi di opere… come quelle storiche!

Se vuoi raccontare la vicenda di un uomo costretto a uccidere mostri per mantenere la sua famiglia, magari dopo un terribile conflitto, perché non leggere qualche opera sul secondo dopoguerra? Perché non studiare una situazione storica reale per comprendere dinamiche sociali e politiche che hanno portato a situazioni simili che vuoi descrivere?

In questi casi la Storia è, spesso, la base da cui partire, ma potrebbe esserlo anche un fatto di cronaca, o una storia vera che ti ha veramente colpito. Una storia che può essere tanto quella trovata su un giornale quanto un racconto di tuo padre.

4.     Creare il background

Fidati, se sei arrivato a questo punto e hai studiato bene una storia o un episodio reale al quale ispirarti significa che non sei lontano dalla meta. Adesso il punto è, avendo in mente il tuo “modello di riferimento”, cominciare a farti domande sulla storia dei tuoi personaggi, domande che ti serviranno non solo a definire cos’hanno fatto, ma anche cosa faranno in futuro: se per esempio stabilisci che Gradyss durante la guerra si è comportato con onore e lealtà, potrai prevedere che il tuo eroe non sarà certo una figura che scenderà facilmente a compromessi, perché non sarà proprio del suo carattere.

È una questione di coerenza: se hai stabilito un carattere puoi anche stabilire come un personaggio agirà nel tuo romanzo, in maniera naturale e semplice, ragionando sulle “conseguenze” di sue scelte passate.

Attento, però: questo non significa che tu debba spiegare il perché di quelle scelte, divenendo prolisso. Quelle informazioni ci saranno, ma dietro le quinte, oltre il libro. Se Gradyss d’un tratto decidesse di tradire la fiducia di un uomo che l’ha reclutato poiché costui gli ha chiesto di fare qualcosa di losco, non spendere righe su righe a spiegare il perché (“Gradyss non lo fece, perché era un uomo giusto e già duran

te la guerra aveva aiutato varie famiglie che ne avevano bisogno…”). A volte basta che sia solo te a conoscere i motivi di certe azioni e che sia sufficiente farlo capire seminando indizi nel corso del romanzo, in modo da comunicare al lettore informazioni importanti per la comprensione della storia senza essere troppo pesante o pedissequo nella narrazione (e occhio a non cadere nei pericolosi “infodump”: http://pennablu.it/infodump/).

5.      Servire il conflitto

Vedrai: quando avrai definito i caratteri dei tuoi personaggi seguendo le regole della caratterizzazione e avrai ben chiaro come agiranno, scrivere il fulcro del tuo romanzo (ovvero la parte che si sviluppa attorno al “conflitto”) sarà molto semplice: basterà infatti pensare a come i personaggi da te pensati potrebbero comportarsi nelle situazioni che deciderai di mettere loro davanti.

A quel punto non dovrai far altro che trovare il tono di voce giusto per raccontarlo.

Ma questa è un’altra lezione… alla prossima ;).

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