Menu

Il cursore si muove a scatti, nel secondo in cui sparisce Valeria sente mancarsi l’aria.
Fissa la pagina bianca. Sono giorni che non riesce a scrivere. Ha provato a farlo ovunque: al parco, sul treno, in metropolitana, in ufficio tra una riunione e l’altra e soprattutto nella sua camera da letto, luogo che detesta ormai.
La finestra che affaccia sul giardino comune, le mensole piene di libri, troppi, l’armadio di “vero legno”che le è costato una fortuna, le fotografie degli amici e quelle dei suoi familiari, l’orologio da parete con il suo tic tac assordante, ogni cosa le provoca un fastidio tale da impedire di rilassarsi. Per questo cerca di passare tutto il giorno fuori casa.
Più volte si chiede se sia arrivato il momento di cambiare tutto e ricominciare daccapo, da una nuova città, magari.
In fondo, il lavoro non la entusiasma più come il primo giorno, gli amici sono tutti partiti per mete lontane e i familiari, beh loro non le sono mai stati vicini.
Finora la scrittura è stata il suo unico riempitivo, come un pittore ha dato una pennellata a tutte le tinte sbiadite della sua vita, ma anche l’ultima passione rimasta sembra stia sparendo.
Così con i mesi ha iniziato a scrivere sempre meno e da qualche giorno non ci riesce affatto. Mai quel cursore le ha fatto tanta paura.

Valeria alza lo sguardo, fissa i corpi di persone sconosciute muoversi da una parte all’altra dell’aeroporto, sembrano tutti di fretta, tutti in ritardo, mica come me che sono arrivata con quattro ore di anticipo?
Ripensa alle amiche Valentina e Rossella che l’hanno sempre presa in giro per questo.
Tra quattro ore Valeria arriverà a Spoleto e con un traghetto raggiungerà l’isola di Hvar. Due settimane fa ha comprato un biglietto di sola andata per una delle dieci mete che ha sempre desiderato visitare.
È sicura di trovare nel mare turchese, nelle spiagge bianche, nei luoghi storici, nel cibo, nel vino, nella cultura, nel clima così diverso da Berlino, nella natura, nelle barche a vela, nei fari e nei tramonti della Croazia, l’ispirazione perduta.
Eppure non riesce ancora a crederci. Tira fuori dalla borsa il passaporto e la carta d’imbarco e li osserva incredula.

Signorina Maffettone mi dispiace sapere che vuole licenziarsi. Ha lavorato presso la nostra azienda per 5 anni e avevo riposto tutta la mia fiducia in lei ma capisco. Capisco che alla sua età ci sia voglia di cambiamento e di scoperta e non sarò di certo io ad impedirglielo. Prenda tutto il tempo che le serve e se vorrà, ci possiamo sentire al suo ritorno. Le auguro buone cose.

Valeria rimette i documenti nella borsa e prova a non pensare a nulla. Non sa quanto tempo passerà sull’isola, per ora spera solo di non annoiarsi. Non è mai stata in vacanza da sola e se ha preso la decisione di farlo vuol dire che si sente stremata dalla quotidianità e cosa meglio di un viaggio può aiutarmi a ritrovare la fiducia perduta nel mondo e in me stessa?

Abbassa il monitor del portatile e lo mette via.
Si alza, cerca qualcosa da mangiare. L’attesa accresce la sua ansia.
Nel frattempo le suona il cellulare.
“Pronto mamma”
“Ciao Valeria, sei già in aeroporto, vero?”
“Sì mamma, sai che la preoccupazione di partire mi impedisce di dormire così ho chiamato un taxi e sono venuta in aeroporto.”
“Continuo a non capire perché andare in vacanza da sola e su un’isola che non conosci quando potevi venire a Napoli dalla tua famiglia. Saremmo potuti andare qualche giorno a Procida tutti insieme e…”
“Mamma ti prego smettila. Ne abbiamo già parlato. Ho bisogno di fare questa cosa”
“Sei arrabbiata perché non riesci a scrivere? Valeria guarda che tu hai deciso di fare l’architetto, mica la scrittrice? Quando crescerai?”
“Mamma se continui a insistere, ti giuro che stacco.”
“Uguale a tuo padre. Fai buon viaggio e mandami un messaggio quando arrivi e qualche foto. Sono sicura che sarai d’accordo con me, Procida è più bella.”
“Piantala mamma. Ciao.”

Una lacrima le scende calda lungo la guancia destra.
Valeria continua a chiedersi dove abbia sbagliato. Vorrebbe tornare indietro di almeno 10 anni, studiare editoria piuttosto che architettura e avere la possibilità di fare scelte diverse, dettate dal suo cuore e non dalla volontà degli altri.

“Buongiorno signorina, posso aiutarla?”
Valeria vede un assistente di volo avvicinarsi.
“Dice a me?”
“Sì, sembra preoccupata.”
“No, non si preoccupi. Ho solo la testa affollata di pensieri.”
“Vorrei dirle di non pensarci ma sono il primo a credere che ai pensieri bisogna dare importanza e liberarli altrimenti rischiano di scoppiarci dentro.”
Valeria lo guarda incredula e non risponde.
“Sicura che vada tutto bene? “
“Sì, è solo che vorrei stare da sola ma la ringrazio di essersi preoccupato.”
“Posso chiederle dove è diretta?”
“Vado in Croazia”
“Ah e dove?”
“Spoleto”
“Ah”
“Ah”
L’assistente sorride.
“Perché ride”
“Perché se il suo volo parte alle 11.40, la informo che siamo sullo stesso volo”
“Grande”
“Grande? Non mi sembra molto entusiasta invece.”
“Grande vuol dire che bella notizia.”
“Se mi permette mi sembra sarcastica.”
“Un po’.”
“Le va se le offro un caffè.”
“Se insiste.”
“Come si chiama? Io mi chiamo Sandro”
“Valeria.”
“Ma lei parla sempre così poco. Non sarà mica una di quelle scrittrici che scrive tanto e parla pochissimo?”
Valeria alza lo sguardo al cielo, intanto ordinano due caffè e si siedono.
“Quanto tempo si ferma in Croazia? Vedo che ha un bagaglio piccolo, magari si ferma solo un fine settimana, o forse ha imbarcato una valigia più grande?”
“E questo cosa c’entra con il caffè? Comunque ho un biglietto di sola andata. Non so quanto mi fermerò. Mi sono licenziata a lavoro e ho deciso di partire per capire cosa voglio”
“Interessante. Secondo lei perché faccio questo lavoro? Viaggiare tanto e trovarmi ogni giorno in posti diversi mi dà la possibilità di pensare che la mia vita sia sempre in movimento. Non potrei mai lavorare in un ufficio o agli ordini di un capo che mi dice tutti i giorni cosa fare.”
“Io non so se vorrei una vita sempre in movimento. Sono una persona metodica e se non ho spazi delimitati intorno a me rischio di impazzire ma a volte vorrei uscire dagli schemi ed essere libera.”
“E cosa le impedisce di farlo? Credo che l’importante sia riuscire a trovare un equilibrio tra il bisogno di una vita preconfezionata e una da confezionare con ciò che ci pare.”
“Le dispiace se tiro fuori il mio portatile e annoto un paio di cosette?”
“Non mi dica che è una giornalista?”
“Scrittrice. Di quelle che scrivono tanto e parlano poco per l’esattezza.”
“Ops, mi scusi.”
“Solo che da qualche tempo non riesco più a farlo. Forse perché lavoro troppo e dedico poco tempo a me stessa. Perché non ho amici interessanti con cui parlare delle nostre esperienze o perché sono tre anni che non faccio un viaggio e vedo luoghi nuovi.”
“Cosa?? Tre anni? Posso chiederle perché il suo accento tedesco è un po’ strano?”
“Sono italiana. A Berlino sono arrivata per lavoro. Dopo la laurea in architettura ho iniziato a lavorare nello studio di mio padre ma il rapporto tra me e i miei genitori non è mai stato tranquillo, forse perché siamo una famiglia di testardi, e dunque ad un certo punto ho mollato tutto e mi sono trasferita.”
Arrivano i caffè e Valeria lo sorseggia, subito una smorfia di disgusto prende possesso del suo volto. Sandro sorride.
“Immagino sia difficile per un’italiana bere il caffè a Berlino”
“Molte cose sono difficili ma Berlino mi piace.”
“Come mai proprio Berlino?”
“Il mio fidanzato viveva qui e dunque ho scelto Berlino anche per avvicinarci. L’ho conosciuto durante il mio periodo di studio all’estero.”
“Ah e lui ora dov’è?”
“Dopo otto mesi di convivenza ho scoperto che mi tradiva con una giapponese. Frequentavano lo stesso Master in economia sanitaria. Così ho preso una stanza in affitto e da allora vivo con due ragazze polacche, un ragazzo ebreo, una coppia somala, due gatti e un pappagallo di nome Tim.”
“Una casa affollata.”
“Una casa dove non mi trovo più bene. Alla mia età sento il bisogno di creare una famiglia mia, avere un bambino, un cane e un giardino da curare.”
“Valeria tu puoi diventare ciò che vuoi, e puoi farlo quando vuoi.”
“Perdonami ho parlato più di quanto credevo fossi capace di fare.”
“Senti perché quando arriviamo a Spoleto non ci incontriamo per un aperitivo? Io sarò lì tre giorni prima di tornare a Berlino.
Ora devo proprio andare, c’è un aereo da preparare e sono felice di farlo anche per te.”
“Grazie Sandro. Vai pure, a dopo, e per l’aperitivo ci penso.”
“Pago io i caffè. Ciao.”
“Ciao.”

Valeria fissa il cursore. Appare, scompare, ma nessun mancamento d’aria stavolta. Le dita leggere prendono a pigiare la tastiera emettendo quel suono che è musica per le sue orecchie.
Musica di chi spera di farcela, di chi sta per iniziare un’avventura e ha intenzione di non sprecare nemmeno un minuto.

[Voti: 1    Media Voto: 5/5]

Due cose su Vale

Sono una lettrice compulsiva e book blogger che ha finalmente deciso di cimentarsi con la scrittura. Amo i libri, i tramonti, il mare, le sere d'estate e sono appassionata di cucina e fotografia.
Per leggere le mie recensioni iscrivetevi a ilibridivaleweb.wordpress.com

Vedi tutti i post
No Posts for this author.