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Con ogni tempo

 

Arrivo nella piazza con l’espressione stupita.
Che cosa ci faccio qui. Perché ho percorso molti chilometri in bicicletta. Sono anni che non la uso. Era della mia mamma. Lei sì l’ha usata. Un modello tipo “Graziella”, con le ruote piccole, perfetta per girare in città. Lei andava dappertutto. Io no. 
Mai avrei immaginato che un giorno sarei tornata nella mia città con la “Graziella” di mia mamma.
Mi guardo come sono vestita. Certo non da una che decide di farsi una passeggiata in centro. Abbigliamento da casa, leggero. Ovvio, siamo in estate! Credo. Un paio di pantaloni bianchi di cotone arrotolati fino alle ginocchia, come se dovessi entrare in acqua. Canotta bianca, quella che metto quando prendo il sole sul prato. 
Non in Piazza del Duomo.
Sono a Treviso e una pioggerellina fitta scende da un cielo azzurrissimo. Senza sole. Senza nuvole. Penso sia domenica. Di solito è questo il giorno per gite fuori porta, ma il via vai di gente che entra ed esce dai negozi è un indicatore attendibile. 
È un qualsiasi giorno feriale di una qualsiasi settimana. 

Di quale anno?
Vorrei sapere esattamente che giorno è. Che anno è. Non ho il cellulare. Neppure la borsa. 
Con me non ho nulla. Sono arrivata fin qui con pochi abiti addosso. E nient’altro.
A parte la bici della mamma, che decido di parcheggiare sotto l’antico loggiato. Non ha il lucchetto. Nessun tipo di antifurto. La devo lasciare in balìa degli eventi. Non solo atmosferici. Sono tranquilla, qualche santo da dentro il Duomo saprà proteggerla. Sorveglierà il suo destino, anche il mio, poiché allo stato attuale è il mio unico mezzo per tornare indietro.

Dove?
A mia madre è durata quarant’anni. Senza benedizioni divine.
Decido di andare a trovare la mia amica Mariella. Abita da queste parti. Potrebbe capitare di fare qualche incontro. Lui. Per andare a casa di Mariella devo per forza passare davanti al suo negozio. Scendo la scalinata del Duomo, vestita di bianco sembro una creatura proveniente da un altro pianeta. Da un altro luogo.

 Quale?
I miei abiti sono asciutti, non sento freddo. Forse sono morta.
Due persone stanno uscendo da quella porta varcata solo due volte.
La prima, quando ti ho conosciuto.
La seconda, quando ti ho lasciato.
Quando? 
Inevitabile l’incontro. Ci guardiamo come a rincorrere un giorno. Lontano. Il tuo volto è segnato dal tempo. Anche i capelli sono diversi. Io mi sento trasparente. Ma i nostri occhi hanno tradito il passare degli anni. E si sono riconosciuti. Indossi una camicia azzurra. Avevi solo camicie azzurre, per intonarle ai tuoi occhi. Chissà che cosa stai pensando di me. 
La pioggia sembra evaporare appena sopra di noi.
Ma, sei tu? Mi hai chiesto
Sì. Ti ho risposto.
Avevi una valigia.

Che strano, ho pensato, io arrivo e lui parte. Nemmeno questa volta resterai con me. Forse per questo ti rincorro attraversando monti e ponti. 
E mondi diversi.
Se sono arrivata fin qui un motivo ci sarà. 
E sei tu. Ancora.
Un filo notturno che mi porta a te. Il desiderio che non soccombe di fronte alla vita. Alla notte. Tornerò ancora a trovarti.

Con ogni tempo. Per tutto il tempo.

Qualche informazione su ornellapatrizia

Scrivo ogni pensiero per non farlo volare via. Scrivo per consolarmi, amarmi, perdonarmi. Scrivo per ricordare, immaginare, volare in luoghi lontani senza fare un passo.

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