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Stare dietro a ogni singola novità nel campo dell’intrattenimento è davvero una cosa ardua.

Non passa giorno che qualche mente illuminata e geniale produca qualcosa destinata ad essere indispensabile, come fare a stare al passo? Che palle, chissà quanti libri, film e dischi ho ancora da scoprire. Più o meno un numero tendente ad infinito. E parlo solo di roba valida, che probabilmente rappresenta una percentuale super irrisoria.

La fuori, mentre io me ne sto al chiuso a scrivere, c’è tanta bella roba nascosta nel grande mare della produzione mondiale. Come fare a trovarla? boh….andremo per tentativi, ci butteremo alla cieca sperando di trovare qualcosa che appassioni e stimoli. Purtroppo però questo significa inevitabilmente annaspare tra infinito pattume e roba davvero insulsa, soprattutto se per comodità si batte il mondo della cultura mainstream (uh, come mi sento classista!) sperando in un colpo di fortuna.

E io quel colpo di fortuna qualche periodo fa l’ho avuto!

Mentre finivo di lavorare, ovviamente tra una distrazione e l’altra, casualmente mi sono imbattuto nella cosa più bella che abbia visto negli ultimi tempi. Probabilmente una delle cose più belle di sempre.

Un prodotto artistico dall’infinita poetica e sensibilità, dono raro concesso a pochi eletti, che da conferma di quanta purezza di cuore ci sia ancora nel mondo. Ma non solo, Quello che sto per dirvi va a rappresentare un grido di speranza, in un’epoca di pessimismo cosmico e crisi emotiva suprema, che non può far altro che risollevare le sorti dell’umanità.

Kung Fury, il film definitivo (Al momento. Chissà cosa ci riserverà il futuro).

Come ho fatto a scoprirlo solo ora? A quanto pare, infatti, è stato girato nell’ormai lontano 2015 (siamo in una epoca frenetica. il 2015 è obsoleto) e non è che sia proprio sconosciuto. Anzi. Alcuni miei amici lo conoscevano benissimo e anche la mia vicina l’aveva visto. Mia mamma no, ho chiesto.

Quant’è brutto quando tutti attorno a te hanno il sapere e te no? Perché nessuno mi ha avvertito? Perché non avete sentito il bisogno di condividerlo o più semplicemente quello di venirmi a citofonare a casa?

Quanta malvagità c’è a questo mondo…

Fortunatamente ho rimediato e io, che non sono malvagio, ho fornito il sapere (rotto le palle) a un sacco di gente. E’ questo che dovrebbe fare l’uomo civilizzato. Adoperarsi il più possibile per il trapasso di nozioni belle (se volete in privato vi scrivo dei link per vedere le donnine nude).

Ma parliamo di Kung Fury. Kung Fury è bello. BELLO. E prima di continuare vi dirò un’altra cosa. Conosco altri aggettivi. Stupendo, affascinante, magnifico, notevole, supremo (forse quest’ultimo lo sto usando troppo spesso).

Fatta questa breve e inutile premessa sorge un vero (supremo) dilemma. Raccontarvi del film per rendere quest’articolino un po’ più lungo e rovinarvi la sorpresa o finire qui consigliandovi di vedere il film nel caso ve lo foste perso?

Ci ho pensato un po’. Raccontare delle qualità estetiche e morali, soprattutto morali, di questo video non sarebbe giusto (C’avete presente quando in un libro di leggi la quarta di copertina e ti viene rivelata tutta la trama del libro? Che c’avete nel cervello voi che pubblicate libri così?) e quindi vi propongo un buon compromesso….io non vi dico nulla della trama o delle ambientazioni ma vi metto il link qua sotto. Ve lo vedete, lo amate e poi eventualmente leggete le poche righe conclusive sotto.

Mi raccomando, guardatelo.

(piccola precisazione)

Oh, se poi l’avete visto rivedetevelo perché fa parte di un bagaglio culturale che tutti dovrebbero assimilare a pieno. Il buon cittadino inizia da qui!

LINK (se non lo visualizzate fate copia e incolla, ormai siete grandi)

 

https://www.youtube.com/watch?v=bS5P_LAqiVg

 

 

Che vi avevo detto? Non vi sentite personcine un po’ migliori?

La trama è semplice: un poliziotto…bla bla…kung fu…bla bla…CHI SE NE FREGA! Anni 80, baby! Tutto è un tripudio di anni ’80, di combattimenti no sense, di fascino retro. Ci sono pure le finte interferenze da VHS a omaggiare quell’epoca.

Film da vedere e rivedere più volte. La prima visione per assaporare la magia, la seconda per carpirne i dettagli e i significati più reconditi. Tipo il triceratopo che spara SOLO ai genitali dei nazisti e altre finezze del genere.

Questo film mi ha dato gioia, risate, speranza ma soprattutto mi ha dato la possibilità di scrivere “triceratopo che spara solo ai genitali dei nazisti” da qualche parte. Ne sono davvero lieto.

Ci tengo a precisare una cosa: sul fatto della speranza, davvero, non sto facendo della becera ironia, sono molto convinto di quello che ho appena scritto. E il motivo è semplice. Immaginate di essere liberi di lavorare, di poter fare qualsiasi cosa in totale libertà, senza compromessi o paletti di difficile gestione.

Ecco. l’idea che questo mediometraggio lascia è questa, che se si vuole si può fare OGNI cosa e che gli unici limiti posti siano dettati solo dalla propria autocensura.

Io non so se il regista al momento di girare fosse stato davvero autonomo, va a capire, magari lui voleva fare un film romantico ambientato in un parco coi dinosauri e gliel’hanno impedito, però a fine pellicola resta comunque quella piacevole sensazione di ammirazione verso qualcuno che ha realizzato qualcosa di grande in maniera assolutamente libera.

Che superficialmente tendi ad associare il concetto di no sense a libertà? Boh, sinceramente spero proprio di no. Mi piace pensare che ci sia qualcosa di più profondo dietro. E che ogni persona al mondo riesca, con i propri tempi, a raggiungere la sensazione di essere libero di fare qualsiasi cosa si preferisca. Film, libri, dischi e mille altro ancora.

Conclusione breve

Le nozioni base sono queste. L’ideatore, il regista, il protagonista (ecc.) si chiama David Sandberg, il mediometraggio dura circa 30 minuti e il film è un inno alla libertà.

E, cosa importante, ogni scena è di una bellezza rara. A parte la gag del telefono portatile, quella fa schifo, la comicità americana ha davvero i suoi limiti.

Ma gli vogliamo bene lo stesso (un po’).

VOTO FINALE: 1 Trump su 5

Qualche informazione su Francesco

Francesco Curti nasce nel 1984 a Bracciano, paese pieno di baretti alle porte di Roma.

Cresciuto tra Master System, scout e musica punk, passa gran parte della sua adolescenza a suonare il basso nei peggiori locali della contea e a sognare un futuro da nomade digitale. Oltre a nutrirsi in maniera ingorda di tutta la cultura pop anni '80 (e un pochino di quella degli anni '90 ma giusto qualcosina perché, ricordiamoci sempre, quelli erano gli anni delle terribili boyband) che comprende film, musiche e libri di inarrivabile bellezza.
In seguito si laurea in “Lettere e comunicazione”, all'epoca andavano di moda 'sti mischioni tra facoltà che facevano tanto figo, e passa da un lavoro all'altro dimostrando una forte predisposizione al lavoro di squadra e al farsi pagare in visibilità.

Nel 2015 si concede una lunga parentesi australiana e proprio durante questa esperienza Francesco decide di narrare le sue vicissitudini attraverso un blog, diaridiburro.wordpress.com, che gli darà un sacco di soddisfazioni e lo farà litigare con un cinese.

Nel 2017 Francesco Curti va a vedere i Guns'n'Roses.

Favole felici per bimbi bravi vol.1 è la sua prima opera pubblicata. Come suggerisce il titolo stesso, Francesco sta lavorando alla seconda parte.

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