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Vi siete ripresi dalla scorsa puntata di Mostri, prima storia a puntate con protagonista Dante Closardi?

Spero di sì, perché era solo l’inizio; un inizio col botto: in una Roma post-apocalittica e violenta di un futuro imprecisato, un regime totalitario controlla tutto e tutti, e una rete di resistenza tenta di combatterlo in ogni modo.

Un cavaliere solitario, il nostro Dante, gira la città in cerca di pedofili e assassini che sembrano terrorizzare la popolazione per ragioni molto più oscure della loro semplice malvagità o follia, diventando qualcosa di molto simile a un eroe.  

Sì, proprio così: Closardi è un eroe da poliziesco italiano inserito in un contesto che non è suo, quello del racconto d’azione. Piccolo spoiler: potrei infatti averlo preso di peso da un racconto classico di Lucarelli o da una puntata di una ficiton di Rai 1 e inserito in un mondo in cui gli eroi devono ricorrere alle pistole per portare giustizia, come in un film di Schwarzenegger.

Un poliziotto con la scorza dura, di quelli che avanzano con la pistola in mano e la rabbia in testa, desiderosi di giustizia e pronti a trovare la loro preda a ogni costo.

La storia di eroi di questo tipo è molto lunga e parte da molto lontano. Senza dubbio il primo famoso tutore della legge che abbia iniziato a lottare contro il crimine per portare ordine in un contesto urbano è stato un personaggio davvero diversissimo sia da Schwarzenegger che da Closardi: Sherlock Holmes.

Per quanto sia passato alla storia come una figura “celebrale”, lontana dalla pratica, in realtà Holmes è interessante per l’abilità di Conan Doyle di farne un eroe con molti, moltissimi tratti caratteristici: oltre a essere un fine investigatore e deduttore, il buon Sherlock è anche un buon boxeur, il suo fisico è allenato, i suoi riflessi attenti ad affrontare i criminali che di sicuro si ritroverà davanti. Certo non è un eroe con la pistola sempre in mano, anzi il maggior pregio delle sue storie è quello di essere costruite rigidamente sul filo dell’indagine logica e, proprio per questo, in grado di sorprendere il lettore.

Eppure c’è un fatto interessante, che riguarda anche Closardi e lo lega, molto da lontano, con l’eroe di Conan Doyle: è da Sherlock che ha avuto origine una lunga, lunghissima serie di eroi diversissimi fra loro con, in comune, il compito da parte dei loro autori di distruggere il crimine in un contesto cittadino sporco e ricco di insidie.

L’eroe metropolitano si è quindi ramificato all’interno della letteratura, del cinema e del fumetto assumendo tantissime identità e ricoprendo tantissimi ruoli diversi fra loro: come Sherlock è l’immagine del poliziotto che deduce a partire dagli indizi, così l’ispettore Callaghan, inventato negli anni ’70 da Don Siegel e interpretato da uno spietato Clint Eastwood è uno yankee con la pistola sempre in mano che dà la caccia a serial killer e terroristi a San Francisco scatenando il tifo in sala. E non dimentichiamo, pur se derivativi, gli eroi del poliziottesco italiano degli stessi anni, gli eroi dell’action americano, gli antieroi del noir hard boiled e molti altri duri che hanno popolato le serie di intrattenimento di tutto il mondo.

Closardi, pur essendo calato in un contesto fantascientifico e horror, distintissimo da quello di altri tutori della legge, può comunque essere ricondotto a una sottocategoria dell’eroe metropolitano: il vendicatore.

Il vendicatore è una figura dell’intrattenimento che nasce nell’800, all’interno dei romanzi a puntate francesi. Non ha superpoteri, non è particolarmente brillante, semplicemente è un uomo che decide di fare di tutto per difendere gli innocenti dal male. Un “proto vendicatore” della letteratura è Jean Valjan, fra i protagonisti de I Miserabili: una figura “sporca” e ai margini della società che sceglie di redimersi facendo delle buone azioni. Ma questa è un’altra storia.

Il vendicatore non è quindi molto diverso dall’ispettore Callaghan, è un suo cugino di secondo grado: se Callaghan infatti è ancora nella schiera degli eroi “legali” (per quanto sul filo del rasoio), il vendicatore è il papà spirituale di Batman, che pur essendo tutore della legge agisce oltre essa e soprattutto spesso viene portato a combattere il male più dall’istinto di vendetta e rivalsa che per volontà di portare giustizia equa. Vendetta e giustizia sono infatti due concetti estremamente diversi e distinti, assolutamente incomparabili e anzi quasi antitetici. Se Superman vuole portare la giustizia, il vendicatore oscuro ha in fondo qualcosa che lo tormenta e che non lo fa dormire la notte, e che lo porta a voler combattere il male, a volerlo distruggere.

Da questo punto di vista, sì, anche Closardi è un vendicatore.

Si ritrova in una Roma futuristica e iper-violenta (come ci si ritrova? Lo vedrete…), dominata da terrore, violenza e disagio sociale, non ha freni legali (combatte una guerra, e la guerra non ha regole…): d’un tratto, il suo unico obiettivo è quello di fare giustizia e di portare a termine la sua missione, abbattere “i cattivi”. Ed è tormentato da questo pensiero, da questo obiettivo. Ecco perché, quando Arperi, il suo comandante in capo, gli chiede di andare a cercare un assassino che ha ucciso ferocemente tre innocenti, si butta nella caccia senza pensarci due volte.

Riuscirà a farcela?

Troverà l’assassino?

A che prezzo?

Scopritelo domani, con il terzo episodio di Mostri, solo e soltanto su Geeko Editor!

Qualche informazione su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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