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Incontri in metropolitana

Il mio orologio segna le 7.25.

Avanti c’e posto fate qualche passetto cosi entriamo tutti”

La solita lotta mattutina per riuscire a salire in metropolitana,per arrivare.

Obiettivo di tutti.

Finalmente la porta sta per chiudersi ed ecco il solito ritardatario: capelli arruffati;jeans corti alla caviglia;sguardo assonnato e un grosso zaino sulle spalle.

Infila una gamba poi l’altra e dopo avermi schiacciato contro la signora che parla al telefonino, riesce ad entrare.

La porta si chiude e qualcosa che teneva in mano,gli cade .

Lo vedo alzare gli occhi al cielo,guardandomi grida:”il mio diario e’ rimasto fuori” come se io potessi recuperarlo,va bene che potrei essere sua madre ma non sono mica un supereroe.

Prende lo zaino,cercando qualcosa,schiacciandomi ancora verso la signora che continua la sua telefonata,osservo le sue mani cosi lunghe e affusolate che tirano fuori un’ altro diario.Era tanto preoccupato e invece ne ha un altro,propio vero che da ragazzi i problemi sono pochi.

La metropolitana corre veloce,speriamo che alla prossima fermata scendono in tanti.

Certo ha davvero belle mani,magari frequenta un liceo artistico,o musicale.

La voce metallica annuncia la mia fermata,devo scendere,magari lo incontro domani e gli chiedo se ha poi trovato il suo diario.

I miei passi sono ora veloci,i miei pazienti mi aspettano: è ora di incominciare la mia giornata lavorativa.

Fra una visita e’ l’altra la mattina vola via:gli appuntamenti sono finiti,c’è un bellissimo sole,tornerò a casa a prendere Artù che mi aspetta,e andremo insieme al parco.

Sono le 13.30,a quest’ora la metro è piu’ vuota,il viaggio sarà meno faticoso.

Le mie previsioni si avverano,salgo con facilità e arrivo in un attimo,perchè quando si e’ tranquilli il tempo vola,anche se i minuti di percorrenza sono sempre gli stessi.

Scendo e il sorriso di questa giornata primaverile non mi abbandona,mi volto un attimo e vedo un raggio di sole che illumina delle rose appena sbocciate.

Non posso che fermarmi ad ammirarle,qualcosa attira però la mia attenzione, quello e’ il diario del ragazzo di questa mattina.

Lo prendo e penso che domani ,magari lo incontro. Mi accorgo che ho il tempo e la curiosità, cosi decido di aprirlo magari trovo l’indirizzo della sua scuola e posso consegnarlo al bidello.

Il suo nome c’è frequenta il primo anno del liceo scientifico, non lontano da casa mia.

Dovrebbe essere l’ora di uscita delle scuole, un tentativo posso farlo.

Mi incammino veloce e incomincio a incontrare voci e volti di ragazzi che tornano a casa.

Eccomi alla scuola,mi affaccio e mi rivolgo al primo bidello che incontro.

Sto cercando Claudio Paolini della prima a,la sua classe e’ già uscita?”

Il bidello mi fissa con occhi di fuoco,stringe nervosamente una penna e mi chiede di presentarmi e perche’ lo sto cercando. “Volevo solo dargli il suo diario che questa mattina ho trovato alla metro” lui mi risponde come una saetta:”dove,quando a che ora?” sembra un interrogatorio ,manca solo la lampada in faccia e le mie impronte digitali.

Arrivano altre persone,una tizia con gli occhiali tondi mi chiede i documenti,ma cosa sta succedendo,mi sembra di stare in un set cinamatografico,non immaginavo tutto ciò per un diario perso.

A questo punto sbotto:” mi chiamo Marina Rossi sono un medico ortopedico e’ forse reato consegnare un diario?”

Nei suoi occhi torna un po’ di sereno,mi dice di sedermi e comincia a parlarmi:” mi scusi Dottoressa Rossi,il fatto e’ che questa mattina Claudio non e’ entrato a scuola,ossia è arrivato: ha salutato i suoi compagni, ha aspettato che suonasse la campanella e ha detto loro che li avrebbe raggiunti.

Suo padre e’ venuto a prenderlo alla solita ora,come fa tutti i giorni ma lui non c’era.

Adesso non sappiamo dove sia,abbiamo richiamato i ragazzi per interrogarli: il suo telefonino risulta irragiungibile dalle ore 8 di questa mattina.

I suoi genitori stanno andando dalla polizia”

Rimango senza parole,dove sei ragazzo con le mani da artista?

Dal diario perso ci sono solo pagine bianche: sulla data di oggi c’e solo uno stemma che mi ricorda la citta’ di Firenze.

I suoi compagni rivelano che aveva con se da alcuni giorni dei soldi, e se avesse preso un treno per andare alla citta’ degli Uffizi?

Ore d’angoscia e interrogativi si susseguono.

Spero che venga ritrovato presto,che magari aveva solo bisogno di fare il grande per qualche ora.

Troppo spesso sottovalutiamo i bisogni dei ragazzi,dimentichiamo di esserlo stato anche noi senza ricordare le difficoltà incontrate per crescere.

Forse,Claudio volevi soltanto affermare la tua presenza,sostituendola con un assenza.”

Forse sei solo un tifoso della fiorentina…

Incontri in metropolitana

Il mio orologio segna le 7.25.

Avanti c’e posto fate qualche passetto cosi entriamo tutti”

La solita lotta mattutina per riuscire a salire in metropolitana,per arrivare.

Obiettivo di tutti.

Finalmente la porta sta per chiudersi ed ecco il solito ritardatario: capelli arruffati;jeans corti alla caviglia;sguardo assonnato e un grosso zaino sulle spalle.

Infila una gamba poi l’altra e dopo avermi schiacciato contro la signora che parla al telefonino, riesce ad entrare.

La porta si chiude e qualcosa che teneva in mano,gli cade .

Lo vedo alzare gli occhi al cielo,guardandomi grida:”il mio diario e’ rimasto fuori” come se io potessi recuperarlo,va bene che potrei essere sua madre ma non sono mica un supereroe.

Prende lo zaino,cercando qualcosa,schiacciandomi ancora verso la signora che continua la sua telefonata,osservo le sue mani cosi lunghe e affusolate che tirano fuori un’ altro diario.Era tanto preoccupato e invece ne ha un altro,propio vero che da ragazzi i problemi sono pochi.

La metropolitana corre veloce,speriamo che alla prossima fermata scendono in tanti.

Certo ha davvero belle mani,magari frequenta un liceo artistico,o musicale.

La voce metallica annuncia la mia fermata,devo scendere,magari lo incontro domani e gli chiedo se ha poi trovato il suo diario.

I miei passi sono ora veloci,i miei pazienti mi aspettano: è ora di incominciare la mia giornata lavorativa.

Fra una visita e’ l’altra la mattina vola via:gli appuntamenti sono finiti,c’è un bellissimo sole,tornerò a casa a prendere Artù che mi aspetta,e andremo insieme al parco.

Sono le 13.30,a quest’ora la metro è piu’ vuota,il viaggio sarà meno faticoso.

Le mie previsioni si avverano,salgo con facilità e arrivo in un attimo,perchè quando si e’ tranquilli il tempo vola,anche se i minuti di percorrenza sono sempre gli stessi.

Scendo e il sorriso di questa giornata primaverile non mi abbandona,mi volto un attimo e vedo un raggio di sole che illumina delle rose appena sbocciate.

Non posso che fermarmi ad ammirarle,qualcosa attira però la mia attenzione, quello e’ il diario del ragazzo di questa mattina.

Lo prendo e penso che domani ,magari lo incontro. Mi accorgo che ho il tempo e la curiosità, cosi decido di aprirlo magari trovo l’indirizzo della sua scuola e posso consegnarlo al bidello.

Il suo nome c’è frequenta il primo anno del liceo scientifico, non lontano da casa mia.

Dovrebbe essere l’ora di uscita delle scuole, un tentativo posso farlo.

Mi incammino veloce e incomincio a incontrare voci e volti di ragazzi che tornano a casa.

Eccomi alla scuola,mi affaccio e mi rivolgo al primo bidello che incontro.

Sto cercando Claudio Paolini della prima a,la sua classe e’ già uscita?”

Il bidello mi fissa con occhi di fuoco,stringe nervosamente una penna e mi chiede di presentarmi e perche’ lo sto cercando. “Volevo solo dargli il suo diario che questa mattina ho trovato alla metro” lui mi risponde come una saetta:”dove,quando a che ora?” sembra un interrogatorio ,manca solo la lampada in faccia e le mie impronte digitali.

Arrivano altre persone,una tizia con gli occhiali tondi mi chiede i documenti,ma cosa sta succedendo,mi sembra di stare in un set cinamatografico,non immaginavo tutto ciò per un diario perso.

A questo punto sbotto:” mi chiamo Marina Rossi sono un medico ortopedico e’ forse reato consegnare un diario?”

Nei suoi occhi torna un po’ di sereno,mi dice di sedermi e comincia a parlarmi:” mi scusi Dottoressa Rossi,il fatto e’ che questa mattina Claudio non e’ entrato a scuola,ossia è arrivato: ha salutato i suoi compagni, ha aspettato che suonasse la campanella e ha detto loro che li avrebbe raggiunti.

Suo padre e’ venuto a prenderlo alla solita ora,come fa tutti i giorni ma lui non c’era.

Adesso non sappiamo dove sia,abbiamo richiamato i ragazzi per interrogarli: il suo telefonino risulta irragiungibile dalle ore 8 di questa mattina.

I suoi genitori stanno andando dalla polizia”

Rimango senza parole,dove sei ragazzo con le mani da artista?

Dal diario perso ci sono solo pagine bianche: sulla data di oggi c’e solo uno stemma che mi ricorda la citta’ di Firenze.

I suoi compagni rivelano che aveva con se da alcuni giorni dei soldi, e se avesse preso un treno per andare alla citta’ degli Uffizi?

Ore d’angoscia e interrogativi si susseguono.

Spero che venga ritrovato presto,che magari aveva solo bisogno di fare il grande per qualche ora.

Troppo spesso sottovalutiamo i bisogni dei ragazzi,dimentichiamo di esserlo stato anche noi senza ricordare le difficoltà incontrate per crescere.

Forse,Claudio volevi soltanto affermare la tua presenza,sostituendola con un assenza.”

Forse sei solo un tifoso della fiorentina…

Sicuramente stai tornando a casa.

Sicuramente stai tornando a casa.

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