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Day -1

Quant’è sottile la differenza tra desiderio e speranza?

Spike pose delicatamente il vinile sul piatto, avvicinò la testina e spense la luce. Le note suadenti di Ben Harper lo avvolsero nell’etere. Serrò gli occhi per rivedere Paola, il suo viso, il suo profumo. Nulla. Tutto ciò che sentì, fu il gelo pungente che affondava e arrivava ai polmoni dalla finestra aperta. Paola, costante di ogni pensiero, era sparita. La voce di Ben giungeva fino in fondo allo stomaco, evocando umori e dolori ma non un’immagine di lei. Paola era morta da tre settimane e Spike non riusciva a fotoinciderla nelle retine, a tatuarla nelle meningi. Era deciso a raggiungerla, l’avrebbe tenuta con sé per sempre. Si mosse a memoria tra lo scarno mobilio. Trattenne il respiro per sottoscrivere solenne ciò che stava per fare. Tutto sembrò rallentare fino a fermarsi: lancette, aria, suoni; solo per un secondo forse ma durò un’eternità. Aspettò il nulla e invece scorse, come un marinaio di vedetta, la terra ricercata. La vide. La chiamò. Non rispose, ma era lì. Allungò la mano per sfiorarla e l’aria tornò ad avvolgerlo. Il silenzio tuonava in casa. Dischiuse le palpebre. Non era morto. Si ritrovò in terra accanto al flacone vuoto per metà. La paura di essere costretto in eterno a sopportare la frustrazione del suicidio aveva vinto. Paola non c’era più. Il suo esile sorriso, la sua voce sgraziata, il rosso rubino dei suoi capelli. Nulla. Rimbalzò grave e incontrollato su di una tela bianca, senza alcun tratto. Non c’era più, ancora. Nulla aveva senso.

Day 0

Ruotò la testa, vide un’onda. La vespa sussultò e docile ricadde sul terreno, continuando la corsa. Nuvole candide lo proteggevano dal cielo ma offuscavano scelte e decisioni. Spike conosceva ogni singolo elemento di quel tracciato, solcato con Lei. Le buche sull’asfalto, il profilo delle colline, le tonalità di blu che si fondevano tra cielo e mare. Ogni sasso, ogni albero, ogni filo d’erba. Il sale sulla carne era un deleterio piacere, il suo antidolorifico, sempre più simile ad un palliativo. Scendeva sulla dorsale, senza mai mollare l’acceleratore o sfiorare i freni. Il secondo sobbalzò fu lieve, non lo fu la ricaduta. Era aria. La vespa lontana da lui. Era parte dell’azzurro. Avrebbe finalmente rivissuto i momenti con lei. I secondi però divennero lunghissimi. Non atterrava, non cadeva. Non sentiva male alla spalla fratturata, alla gamba martirizzata, ai polmoni forati, al rene andato. Poi udì tutto. Il rimbalzo impazzito sul terreno, il sapore del sangue nel palato, le ossa devastate, la pelle lacerata. Liberò le pupille e si vide adagiato sul prato. Con meraviglia poteva vedere il cielo. Le nuvole non c’erano più. Indaco, sereno, accecante. Paola lì, con lui.

Day 0 part 2

Molto o poco tempo dopo, si sentì toccare. Occhi aperti, contro la sua volontà. Vide il lampeggiante blu illuminargli il viso e i camici bianchi. Anonimi volti rosa preoccupati e una barella arancione schiudersi. La preoccupazione corvina disegnarsi nell’aria ed il soffitto neutro dell’ambulanza. Le flebo trasparenti ed il battito grigio nel monitor. Tubi al neon di un anestetico ospedale e il verde disinfettato delle pareti in sala operatoria. Poi non vide più. Nessun colore, nessun dolore. Rumore, metallico, incisivo, suturante. Anche quello finì. E venne il vuoto, indefinito.

Day 10

La musica diede soluzione alla continuità del nulla. Si sentì cullare. Braccia note l’accoglievano. E la vita che scorrere come in un cinema. Due spettatori con il privilegio di godersi l’intera sala, per sempre o solo per l’ultima volta.

Non potrò mai dimenticare il giorno che ti vidi. I tuoi capelli rossi, ricci, che si agitavano davanti ai miei occhi famelici, tra i banchi del conservatorio. Se la sicurezza può essere misurata in pareti tra di noi molte erano crollate. Ci siamo avvicinati. Lenti all’inizio, come poli opposti poi, indissolubili dopo.

Day 17

Eppure non era morto. A ricordarglielo visioni improvvise di cavi e medicinali. Il tempo in quel limbo giocava a cambiare velocità. Erano passati minuti dall’impatto o anni in coma? L’insopportabile lentezza della goccia alla sua destra gli ricordava il dolore. Una goccia troppo cauta per essere trasformata in ritmo. Ogni qualvolta si avvicinava alla fine Paola tornava.

Mi arroventavo sugli spartiti e finivo per perdermi in codici misteriosi: in ogni nota c’eri tu. Come se il mio DNA fosse stato invaso da te mia Paola. Credimi, una contaminazione stupenda. Non dimenticherò mai la prima lettera che scrivesti su di un pentagramma. Suonava, emanava musica. Sembrava opera di un amanuense. Io non ne ero capace. Finivo per strappare troppi fogli. Profumava di pompelmo.

Day 23

Spike non sapeva cosa desiderare. Continuare a bruciare come un lumicino, insieme ai vividi ricordi di Paola o spegnersi con i macchinari donando sollievo alle preoccupazioni di amici e parenti? E se spegnendosi avesse spento Paola? Un eterno solo, lungo come miliardi di anni luce. Inimmaginabile. Vuoto. Il niente da contemplare, che avanza, prende tutto, secondi, minuti, ore; emozioni, sensazioni, dolori; suoni, rumori e anche i silenzi. Senza di lei. Niente Spike, niente Paola. Eterno. Come dice il Vangelo? Se il seme non muore, non porta frutto. Valeva Spike più di un seme?

Day 35

Non voleva uscirne, aveva deciso. Voleva restare in equilibrio sul cavo sospeso tra il palazzo della vita e quello dell’oltretomba. Non si stava suicidando, non era eutanasia e nemmeno accanimento terapeutico.

Spike riesci a sentirci?

Lasciatemi qui avrebbe voluto rispondere. Non disturbo. Sono pulito, nutrito e accudito! E posso vederla. I pensieri non fuoriescono, le corde vocali non vibrano. Lo spartito non era giunto al termine, ancora battute da suonare. Pause rotte da nuove note. Ancora immagini.

Non potrò dimenticare il giorno che ti vidi distesa sul letto. Non eri tu. Non erano le tue dita che ammiravo volare sulle corde. Dov’erano le tue unghie corte? Dov’erano i tuoi capelli profumati di agrumi, il tuo alito pulito, la tua pelle chiara, il tuo seno sodo? Dov’era la tua smorfia quando io steccavo e il sorriso quando mi sforzavo di essere serio? Paola puoi sentirmi? Un cenno, un respiro più forte e saprò che mi puoi ascoltare! Non farle durare troppo queste pause.

Day 90

Spike si riavvia. Lento, meccanico, androide. I tempi saranno lunghi; Spike non ha fretta. Il viso di Paola non c’è più. L’immobilità cosciente a letto è una piaga e Spike non vuole pieghe diverse da quelle sperate. Vuole solo vivere ed esaurire il suo tempo. Con una speranza. Essere un seme fruttifero. Le sensazioni, il tatto, ritornano. Il fresco della biancheria dell’ospedale, la plastica della riabilitazione, il velluto dei pantaloni e la lana delle coperte; il legno del contrabbasso, l’alluminio degli aerei e la lingua di una nuova città. Il tempo, che scorre lanciato da una cascata, spinto da miriadi di metri cubi di gocce. Dieci anni e una lettera scritta, consegnata al vento di un crinale.

Day 3650

Ciao Pà!

Eccomi. Sono tornato sulla nostra collina. So che puoi sentirmi, lo spero. Non ti ho dimenticato. Sai è il mio incubo, dimenticarti. Ho una maledetta paura che tu possa pensarlo. Allora sento il bisogno di dirtelo sempre. Ogni sera, ogni mattina, prima di ogni decisione sia essa per il colore della camicia o per un brano da suonare. Sono certo che anche tu non mi hai dimenticato. In un luogo e in un tempo pensi ancora a me. Vero? Sono anni che cerco di venirne a capo. Il coma non ha cancellato la memoria, non ha bruciato le lettere, le foto. Ma… come stai? Tu, non quella che vedo su carta fotografica. Lì non invecchi mai. Sempre uguale. Stessa faccia senza una ruga, stesso sorriso bianco e smagliante. Stessa grazia a dispetto della tua stridula voce che ascolto ancora sulla segreteria telefonica. Capelli sempre in ordine anche quando scattavo di sorpresa: non hai una foto in cui sei spettinata, lo sai? Eppure il tempo passerà anche per te. Le foto ingialliranno, il nastro della segreteria si smagnetizzerà e la fottuta senilità verrà a togliermi la capacità di leggere. È questo che oggi mi spaventa. Io sto bene, sai già anche questo. Ho impiegato poco a riprendermi. Non scoppio di salute ma sono nella media delle persone sane. Ed è vero, ho i capelli bianchi. Che strano, chi l’avrebbe detto dieci anni fa. Oslo è gelida tutto l’anno. Cerco di coprirmi, mi sto abituando a questa nuova vita. Lingua, amici, modo di vivere e di ragionare. Ma se sono tornato sai il perché.

Sei stata presente ogni qualvolta mi sono avvicinato alla fine. Quando tentai di farlo da me e quando la morte ha provato a raggiungermi prima che mi riprendessero per i capelli. Durante il coma eri vicina. Potevo vederti. Potevo vedere ogni attimo passato insieme. Quando mi sono destato, nell’attimo in cui le prime note mi giungevano all’orecchio, sei nuovamente sparita. Mi sono risvegliato per caso, forse anche contro la mia volontà. Volevi restassi con te Paola? Ti chiamo, ma non cambia, lo so che non torni. Ci penso costantemente e non arrivo mai a una conclusione. Ci sono cose di te parole, gesti, suoni che non potrò mai dimenticare, che mi accompagneranno fin quando la memoria avrà la forza di ricordare. Ma vorrei poter ricordare il tuo volto ogni qualvolta lo desidero. In metropolitana, in studio di registrazione, nel bagno di un albergo, di fronte un’alba, in un’apnea. Non farmene una colpa ti prego. È bello sapere che ci siamo stati. Ogni singolo secondo della mia vita porta dentro un po’ di te. Se sono, se siamo così, è perché abbiamo vissuto determinate vite che ci hanno segnato, a vicenda; forse, anzi no, non forse, sicuramente, in modo indelebile. Siamo cicatrici. Non un livido che con il tempo andrà via. Cicatrici che ci ricorderanno per sempre che l’amore va oltre la morte. Volevo lo sapessi. Ma forse lo sapevi già. Tutto qui.

SPIKE

Qualche informazione su inverosimilmente

Mi chiamo Salvatore Improta, (on line con il nickname Inverosimilmente). Sono nato a Napoli nel 1979, vivo a Bologna dal 2001 e lavoro a Rimini dal 2015 come responsabile di Sistemi di Gestione. Sono un accanito lettore, figlio di un litografo - casa dei miei genitori è invasa da carta stampata. Tra i miei autori preferiti... Saviano, Auster, Fante, Ammaniti, Brizzi...mi fermo solo per questioni di spazio.
Mi sono avvicinato giovanissimo alla scrittura, in primo luogo di racconti brevi.
BRUCIA è il mio secondo romanzo (il primo ad essere pubblicato) è disponibile dal 15 novembre tra gli e-book della grande famiglia Geeko!

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