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Chissà cosa sarebbe successo se ti avessi invitata al mare.
Ti saresti distesa su uno sdraio guardando il mare di fronte a te
ti avrei contato addosso ogni singola goccia d’acqua per ricordati che sei bella così.
Avrei visto quel solito capello riccio impregnarsi d’acqua e sfaldarsi, avvolgendoti tutta.
Avrei visto quei fianchi scoperti, avrei avvertito quella solita attrazione fisica che mi prendeva con te.
Mi sarei disteso affianco a te, avrei condiviso con te ogni singolo granello di sabbia.
Ti avrei accolta sul mio petto, per sentire il rumore del mare mentre mi parlavi.
Abbiamo già composto una canzone con la tua voce come testo, il rumore del mare come base.
Dopo mi sarei avvicinato in riva al mare, ci saremmo coperti con le onde del mare a fare l’amore:
niente di magico, niente di speciale, solo uno sfregarsi di corpi fino a consumarci
e a diventare fini e sottili, impercettibili, come quei granelli di sabbia sotto di noi.
Ecco il mare tace
i nostri gemiti fino alle stelle e il mondo fossilizzato su di noi.
Dall’alto un gabbiano che si poggia su uno scoglio a portarci un leggero rumore.
Tu che saresti corsa verso di esso
Io che ti avrei rincorsa fino a stringenti per baciarti
Quel gabbiano che volando felice sarebbe passato tra di noi nel momento esatto prima del bacio.
Sei il promontorio della mia vita.
Poi niente. Stop. Riapro gli occhi, nella realtà non eri con me.

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