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Qualcuno di quelli che aveva trovato a Roma dopo il suo arrivo gli aveva detto di avere spesso l’impressione che una volta, quando ancora era a casa, il suo lavoro non doveva essere stato poi così male.

Nessuna situazione, nessun posto, nessun altro momento della storia poteva essere stato mai tanto selvaggio e orribile quanto quello in cui ora lo sbirro andava a caccia. Dicevano che non potesse esserci nulla di peggio di un mondo nel quale la gente impazziva all’improvviso uccidendo moglie e figli.

Gli avevano detto che non era possibile trovare di peggio, nel mondo. Troppa follia in giro.

All’inizio l’aveva pensato anche lui.

Una volta le persone uccidevano senza pietà perché malate; ce n’era una su mille, si portavano dietro le loro storie dell’orrore, ma potevi semplicemente pensare che erano un’anomalia, pochi sprazzi di orrore in un mondo sano. Quando era arrivato lì aveva quasi pensato che tutto sommato il suo mondo, mondo fatto di terroristi pronti a investire donne e bambini per vendicare bombardamenti di città in Medio Oriente e di donne assassinate dai mariti, fosse migliore di quel futuro terrificante nel quale si era ritrovato all’improvviso.

Apre la porta dell’appartamento; ha usato il grimaldello elettronico.

Ha fatto piano. Non c’è nessuno in giro.

Poi, dopo qualche mese di attività nella resistenza come agente, aveva cominciato, quasi per caso, a leggere le informazioni passate dall’intelligence su alcuni degli assassini che aveva fermato, e aveva sentito l’amaro in bocca.

Passa lo sguardo sulla sala buia.

Sala grande, adatta a una bella famiglia. Anche se è piena di simboli del Regime, una volta qui dentro c’era calore. Giocattoli per terra. Pantofole per gli ospiti sulla soglia di casa, prima dei tappeti. Proiettori olografici per le fotografie e i video della famiglia, da lasciare accesi tutto il giorno, ora spenti.

Quasi tutte le persone contaminate dai Vettori sembravano normali, assolutamente normali. Persone stabili, nonostante tutta la morte che li circondava. Molti abitavano nelle case anti-SOA messe su dal Regime dopo la fondazione dell’Acciaio, e molti di quegli assassini erano stati servi fedeli del Nuovo Duce. Persone al riparo da ogni dubbio, che d’un tratto commettono una follia.

Fa qualche passo nel salotto.

C’è sangue rappreso per terra, assieme ad altri resti dell’azione del reparto investigativo.

Qualcuno è morto qui, e chi è morto qui è morto soffrendo, in un mare di sangue.

Ha visto le foto.

C’erano altre pantofole qui, assieme ai cadaveri.

Cappottate, lontane dai piedi.

Qualcuno ha sofferto mentre veniva ammazzato. Ha scalciato, sperando di liberarsi, e non c’è riuscito.

Lo sbirro alzò il capo.

Adesso guardava il mobiletto lì di fianco, carico di oggetti di famiglia.

Erano tanti oggetti, sì. ricordini di vacanze ormai andate, statuine, dipinti.

Nessuna foto cartacea. Non le usavano; nessuno spendeva più soldi per le fotografie, quando tutto poteva essere fatto al risparmio, in digitale. Un classico.

Distolse lo sguardo sugli interruttori, quelli che accendevano anche i proiettori.

Ora si è seduto per terra, di fianco ai resti dell’aggressione.

***

Corpo di polizia giudiziaria

V reggimento

Sezione di Roma

Ispettorato generale

Oggetto: rapporto omicidio famiglia Cassani. 24 aprile 2104, zona F412, via Donizetti 28.

(…)

I corpi presentano molteplici ferite di arma da taglio, come già nei casi degli omicidi del 10, del 14 e del 20 aprile. Tutte e tre le vittime sono state assassinate con colpi fermi al fianco e al petto, assieme a tagli veloci e imprecisi alla gola e al viso, probabilmente in una prima fase di colluttazione. Queste ferite sono ben evidenti nel caso del capofamiglia, Fabio Cassani, che probabilmente ha tentato di fermare l’assassino. (…)

Questo e altri elementi portano a pensare che l’assassino possa essere piuttosto forte, o ancora che possa trattarsi di una coppia di assassini.“

Il dito, rapido, si muove lungo il bottone di accensione sulla console.

Il bottone dei proiettori.

E lui guarda ogni singola immagine riprodotta da essi; filmati e fotografie.

C’è molto da vedere, e il molto da vedere può far male, perché in quel molto c’è tanta felicità di gente morta.

Una famiglia appartata.

Pochi superstiti dopo la guerra, pochi amici”.

Sin dall’inizio del suo esame delle foto capì qualcosa.

Muovendo l’occhio fra le fotografie, esplorando i volti sorridenti, cercando la traccia fra quegli istanti di vita.

Almeno in uno di essi c’era qualcosa che non andava.

“Pochi amici”.

Pochi amici.

Come la coppia sorridente che aveva presenziato stabilmente a compleanni e festicciole in famiglia per mesi e mesi.

Fra i pochi fortunati a poter sedere alla loro tavola.

Una bella coppia; bionda e alta lei, biondo e alto lui. Inteneriti, nelle foto, si stringevano affettuosi ai membri della famigliola.

E con loro c’era un bimbo.

Prese la memory card e tolse il disturbo.

Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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