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L’ennesimo viaggio.

L’ennesimo treno.

Eppure qualcosa di diverso sta per accadere.

“Sei davvero pronta per tutto questo?” Ferma sulla banchina della stazione di Santa Maria Novella, Sophie aspetta il treno, quello stesso treno che in due anni e mezzo l’ha portata tra le braccia del suo amato. Ma questa volta è diverso. Questa volta quel treno la porterà a chiudere quella porta dietro la quale ci sono quei maledetti occhi azzurro cielo, e ad aprirne un’altra, una fatta di incertezze, coraggio, e speranza: perché lei non ha mai perso la speranza di poter, un giorno, vivere in quella città che l’aveva fatta innamorare da bambina.

Si rulla una sigaretta, e se la porta alla bocca, sicura che con ogni tiro riuscirà a calmare i pensieri e tutte quella parole che le ronzano nella testa.

“E se davvero fosse un passo troppo azzardato? E se me ne dovessi pentire? E se…” L’arrivo del treno interrompe i pensieri.

Carrozza 3, posto 9.
Butta via la sigaretta e sale sulla sua carrozza. Pochi istanti dopo il fischio del capotreno segnala la chiusura delle porte e annuncia la partenza.
Sophie si abbandona alla poltrona, si infila le cuffie nelle orecchie e seleziona le canzoni di Yiruma. La stanchezza ha la meglio, dopo un mese di notti insonni e incubi, e, cullata dalle note di Kiss the Rain, Sophie si addormenta. A svegliarla a circa metà viaggio ci pensa il controllore, che le chiede il biglietto, e le hostess, pronte ad “addolcirla” con un bicchiere di tè freddo, rigorosamente alla pesca, e dei biscotti al burro a forma di S.

I pensieri riprendono veloci, e allora, per metterli a tacere, tira fuori il suo taccuino e inizia a scrivere. Prende ispirazione da quella dolce coppia di anziani che ha occupato due sedili lì vicino: inizia a scrivere di un amore senza tempo, un amore che va contro le distanze e contro il pensiero di tutti. Uno di quelli alla Romeo e Giulietta, ma con un lieto fine: le mani dei due strette in quel treno, e i loro sguardi che sprigionano dolcezza, e comprensione, e sicurezza.
Un po’ come lo sguardo che si erano scambiati lei e Christian l’ultima volta… Ma in un mese cambiano tante cose, e la loro relazione era andata a rotoli. O forse era da tanto che accadeva e lei, troppo innamorata, non si era resa conto della tempesta che si stava preparando.

Alla vista dell’enorme edificio di Sky sulla Salaria, chiude il taccuino. Prende lo zaino preparato per l’occasione (un cambio nel caso le cose non portassero alla parola fine, il computer per poter lavorare con i ragazzi, e i vestiti che Cristian aveva lasciato a casa sua), saluta con un sorriso la donna che le è seduta accanto e alla quale non ha rivolto parola dall’inizio del viaggio, e si avvia verso l’uscita. Cinque minuti.
Tiburtina.

Scende dal treno e si avvicina all’uscita per entrare in metropolitana. Destra o sinistra? Non lo ricorda mai, ma un passante capisce la sua indecisione e le indica la destra.
Ecco. Ecco la cosa che più la spinge ad amare quella città. Una sorta di caos calmo, un calore che mai ha percepito in nessun’altra città.

Sale sulla metro e la folla che spinge, i discorsi della gente, il pianto di un bambino, evitano di farle ricordare il motivo per il quale è lì, mettono a tacere per pochi istanti tutti quei dubbi, quei se e quei ma che da giorni non fanno altro che tormentarle le giornate.

Dopo quaranta minuti di metro, venti di autobus, e tre minuti immobile alla fermata indecisa se fare o meno quel passo, si dirige verso casa del ragazzo che l’ha fatta innamorare sette anni prima.

Sono solo le 9, probabilmente lui starà dormendo e non si aspetta ciò che sta per accadere, ma è arrivato il momento di guardarsi negli occhi.
Suona al citofono e Anna si affaccia alla finestra. É un attimo. Il cancello si apre. Lo segue anche il portone e poi la porta di casa. Christian è a letto, apre gli occhi proprio mentre lei entra in casa.
Un sussurro “Sophie”…

Ora si sente leggera. Lì su quella metro sa che sta andando finalmente incontro al suo di destino. Un destino scritto solo da se stessa, senza influenze altrui, senza imposizioni da parte di nessuno, senza “se” e “ma”, senza “forse dovrei”.

La Piramide Cestia le si presenta davanti, e la fa sentire così piccola, ma allo stesso tempo così “giusta”. Ha un sorriso radioso. E una sola consapevolezza: contro tutto e tutti, nonostante tutto, quella città le appartiene e lei appartiene a lei. Nessuno potrà mai farle cambiare idea, nessuno potrà mai impedirle di amare senza limiti quel luogo in cui cambiando strada sei capace di ritrovarti in tempi e luoghi completamente diversi e lontani tra loro. Un perfetto connubio di modernità e antichità, di caos e calma.

E lei si sente così.

É la città che fa per lei.

Perché è come lei.

Un imperfetto caos calmo.

Sorride. E sorride davvero col cuore.

Più sicura di se stessa. Pronta a lottare per i suoi sogni. Pronta, per una volta, a non sperare ma a fare. Perché ha capito che la forza di volontà è l’arma più forte che esista.

Con lo zaino sulle spalle, ormai svuotato di ogni dubbio, di ogni senso di colpa, di ogni tristezza, di ogni lacrima, e le cuffie nelle orecchie si avvicina al Caffè Letterario, e saluta quei ragazzi che sono diventati parte della sua vita e che è certa diventeranno ancora più importanti con il passare del tempo.

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