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Esistono ancora camere per fumatori!

Chiedo alla reception se è possibile cambiarla. Sono pieni, anche se non si sente un passo e non si vede nemmeno l’ombra di un cliente. È una bettola questo posto, in culo al mondo, proprio la camera per fumatori doveva capitarmi. La città eterna sta finendo i suoi giorni di gloria e quando ci inviano in trasferta, pur di risparmiare qualche spicciolo, ci mandano nei peggiori alberghi della capitale. Per raggiungere l’hotel ho preso tre linee della metro e ho camminato per oltre un chilometro su di una strada, che dei fasti dell’Impero Romano, ha mantenuto solo il nome.

La puzza di fumo è nauseabonda. Mi provoca il vomito. Apro la finestra. Il paesaggio è un’accozzaglia di cassonetti, palazzi scrostati e pneumatici pronti a bruciare per il servizio notturno di sesso in vendita. Almeno un ponentino lieve annulla il disgusto. Il cielo scuro ma limpido di luna nuova, prospetta una notte fredda, ma non posso non dare un ricambio d’aria prima di dedicarmi al sonno, se non voglio soffocare.

Almeno c’è la tv. Di quelle a tubo catodico e con il decoder del digitale terreste esterno. Il vantaggio è che funziona. Afferro il telecomando viscido, lo pulisco con una salvietta imbevuta che mi hanno dato in treno. La Rai si vede. Ma non in HD. Dopo il tre, il canale successivo è TeleNomentana, dove già alle ‘quasi’ ventitré una ragazza morbida e sensuale si dimena su di un divano rosso Valentino.

La pizza che ho ordinato arriva in reception, il fattorino non si degna di arrivare al piano, figuriamoci se ha il resto di 10 euro: così una margherita egiziana e una Coca Zero, alle 22:57, mi costano un’intera banconota rossa. Torno in camera, la chiave s’inceppa nella toppa. Ok sono imbranato, ok sono le ventitré ormai, ok è un alberghetto da due soldi. Non ne posso più. Voglio solo buttar giù la cena, fare una doccia o anche no, dipende dal bagno e andare a letto, sperando che l’alba mi raggiunga subito, per lasciare questo posto con una bella recensione negativa.

Riesco a entrare, la pizza è fredda, la coca è calda, il bagno è lurido ma faccio comunque la doccia, almeno le lenzuola sembrano pulite. Mangio e mi sdraio, spengo la luce, mentre i centimetri di tessuto sulla pelle della ragazza (quella morbide in tv) sono sempre di meno. Non m’ispira. Allungo la mano e prendo il Kit Kat, ho bisogno di dolcezza. Lo butto giù, tracannando il mezzo litro di brodaglia frizzante in bottiglia PET che la direzione dell’albergo mi ha fatto trovare sullo scrittoio. Invio una quarantina di messaggi nella speranza che qualcuno risponda. Forse potevo uscire a bere, l’alcol mi avrebbe aiutato. Nessuna risposta. È destino, devo costringermi a dormire.

Spengo. Prima la luce e poi il televisore. Chiudo gli occhi. Il buio della notte è rotto solo dal fiammeggiare di un copertone che disegna una lingua rossa contro la parete. Mi alzo e abbasso la tapparella. Va molto meglio. Il naso probabilmente si sarà assuefatto e domattina i miei vestiti profumeranno come quelli di un fumatore turco ma almeno ho l’illusione che non ci sia puzza. La pancia reagisce bene alla cena e al dopocena. Ricordo di non aver messo la sveglia, così in quindici secondi, piazzo sei orari differenti sul cellulare. Domattina non mi azzardo nemmeno a passare per la colazione. Lascio la tassa di soggiorno al portinaio e scappo via. Adesso è davvero tutto pronto. Posso dormire. La mente è sgombra da pensieri. Nulla di grave a cui cedere cellule cerebrali. Così lentamente l’oblio mi afferra e mi porta in un mondo dove non controllo più corpo e mente.

Un ronzio. Adesso passa.

Un ronzio. Sarà il frigobar. No, non c’è il frigobar.

Un ronzio. Ancora. Magari è l’ascensore. No. Non l’ho vista.

Un ronzio. È la televisione. Si.

L’avevo spenta. Sono sicuro. L’ultima immagine che ho visto era quella di un integratore per prestazioni sessuali. Ancora non necessario almeno lo spero. Mi decido, apro gli occhi. Il televideo. Lettere, quasi tutte bianche sullo sfondo nero. Per altro le vedo male, non riesco a regolare il contrasto naturale. Ma esiste ancora il televideo? Mi riporta alla mente Zio Nicola. Conosceva le pagine a memoria. Io ricordo solo il ritornello: programma sottotitolato alla pagina 7 7 7 di Televideo. Anzi, ricordo anche che a pagina 101, c’era l’ultim’ora. È acceso proprio su quella pagina. Sta a vedere che inconsciamente prima di addormentarmi ho fatto un giro leggendo le ultime news. Leggo.

Omicidio a Roma. Lavoratore in trasferta trovato morto, ammazzato nel letto di un albergo sito presso una via consolare. Non si conosce ancora il movente dell’omicidio.

Brivido. Strabuzzo gli occhi per proseguire la lettura ma lo schermo diventa nero. Allora cerco il telecomando per provare a spegnere per sempre e per bene, l’apparecchio. O per riaccenderlo. Allungo la mano sul comodino e non lo trovo. È caduto sul pavimento. Lo trovo e mentre cerco il tasto rosso in alto a sinistra, il televideo ritorna. Le parole si compongono lentamente.

Il prossimo sei tu.

Sto sognando, penso. Di sicuro. Altro che oblio. La mozzarella doveva essere avariata. Acida.

Non stai sognando. Guarda la data, l’orario.

Sei una fottuta funzione di un apparecchio desueto. Schiaccio il tasto esc e ritorno su TeleNomentanta, il cui audience stasera vedrà anche il mio gettone. La spogliarellista mi fissa negli occhi. Che vuoi?  Le chiedo. Resto di stucco quando mi risponde.

Sono il televideo. Torna sulla pagina 101 prima che mi trasformi in un infarto. Posso ucciderti nel sonno e nella veglia. Un bel colpo apoplettico non sarebbe male e qualche ora dopo mi diverto a scrivere la nuova ultim’ora. O preferisci provare l’asfissia. Ci sarebbero anche l’avvelenamento da droghe, alcol, psicofarmaci. Antidepressivi e Viagra. I colleghi della carta stampata sono abili ricamatori di trame con questi elementi.

È un incubo, chiudo gli occhi e mi tiro un ceffone, troppo forte. Sobbalzo. Accendo l’abatjour sul comodino. La tv è accesa sul televideo, dove lampeggiano le parole pronunciate dalla spogliarellista. Se sono in un sogno, perché non provare a controllarlo data questa improvvisa coscienza? Nulla di eclatante o terrificante a livello fisico. Perché dovrei preoccuparmi di una macchina che genera lettere? Sono in piena salute, non un accenno di angina o dolore in testa. Cerco di cambiare pagina. Un banner sotto indica che a pagina duecento c’è lo sport.

201 Calcio; 260 Altri Sport

Un nuovo messaggio interrompe la mia esplorazione del Televideo.

Per metterti un po’ di ansia eccoti un po’ di dolore tra le costole.

Cazzo, quanto mi sta condizionando questo sogno, ho davvero l’impressione di sentire un formicolio e un dolorino al petto. Allora cerco dove finisce il cavo di alimentazione della televisione per togliere corrente al problema e provare a riaddormentarmi o a svegliarmi da questo sogno. Ci riesco finalmente. Dopo essersi avvolte su se stesse, in un vortice virtuale, le parole scompaiono con un secco click che assorbe gli ultimi elettroni.

Un messaggio WhatsApp. Alle 3? Oddio cosa sarà successo.

Metti via il cellulare ed esprimi il tuo ultimo desiderio.

Chi sei? Perché hai deciso di rovinarmi il sonno. La televisione si accende – non avevo staccato la spina? Ancora il televideo.

Cosa importa chi sono. Potrei essere la notte o anche la tua mente. Potrei essere il racconto di un autore esordiente che partecipa a un contest da 12000 caratteri sulla notte o solo un incubo venuto dal padreterno per renderti orribile la morte.

Lasciami in pace. Spengo il telefono, schiaccio tutti i tasti del telecomando. Ritorna la spogliarellista. Se proprio devo parlare con un elettrodomestico meglio loro. Osservo l’ennesimo struscio contro la cornetta del telefono e vedo passare un banner in basso dove solitamente c’è un numero che comincia con 166.

Non hai ancora capito che controllo io la situazione. Controllo anche la tua mente e ho deciso di farti fuori. Morirai. Presto. Eccoti una piccola emorragia.

Dolore al cervello. Forte. Inizio ad aver paura. Eppure cosa posso fare? Aspettare di morire o provare a salvarmi? In che modo poi? Potrei scappare. Mettere tutto in fretta e furia nella borsa ed andarmene. Anzi lasciare tutto qui è correre via.

Si, mettiti a vagare per la strada dove posso farti morire come voglio. Posso farti a pezzetti e metterti in un sacco nero. Posso farti scivolare e sbattere la testa. Posso farti investire da un’automobile. Posso anche semplicemente far cadere un calcinaccio dall’alto e ciao. E non serve che ci sia qualcuno. Ricordati che posso anche darti un colpo secco.

Adesso è la ragazza nuda di sana pianta a parlarmi mentre continua ad accarezzarsi il ventre. MI guarda, si tocca e mi parla.

Riflettere velocemente. Ma se è la mia mente a condizionarmi e per riflettere devo usare la mia mente, come posso trovare una soluzione senza essere influenzato? Ad esempio, ho un’idea, ma chi dice che sia realmente la mia? La tiro in ballo: Se non mi hai ancora ucciso è perché vuoi qualcosa in cambio.

Nessuna risposta. La ragazza è tornata a parlare al telefono con l’insoddisfatto di turno. Il banner rosso indica i costi per la chiamata e l’utilizzo della carta di credito. E sul cellulare non c’è alcun messaggio, nemmeno il precedente. È passata.

Finalmente. Vado in bagno. No. So cosa potrebbe accadere, il messaggio sullo specchio. Torno a letto. No. So già cosa potrebbe accadere, un altro sogno – probabilmente mi sono svegliato dall’incubo solo qualche secondo fa. Mi affaccio alla finestra. No, troverei un manifesto funebre con il mio nome. Devo far passare la notte immobile, senza chiudere occhio. E sono ancora le 3. A che ora inizia l’alba. Prendo il cellulare per cercare su internet, ma appena lo tocco mi rendo conto che Google mi risponderebbe con un necrologio.

E se fossi già morto? Come nei film? Cosa posso fare per verificare? Nulla devo solo attendere la sveglia cercando di restare sveglio, ma è difficile. Le palpebre vogliono chiudersi. Sono pesantissime, un quintale per millimetro quadrato di pelle. Ma resisto. Nella pancia pugni e nella testa spilli. Resisto. Anche le trasmissioni erotiche s’interrompono. I programmi riprenderanno alle ore 6. Ma che ore sono?

Un’ambulanza attraversa il silenzio, supera l’albergo senza fermarsi. Meglio. Quanto dura, quanto è dura. Ma guarda in che razza di paranoia sono andato a impelagarmi. Poi dei rumori. Qualcuno esce. Vedo un velo chiaro contrastare la notte viola. Ecco è finita.

Indosso la camicia ma è tutta macchiata di rosso. Oddio. Sono morto. Pugnalato. Corro nel bagno, un messaggio sullo specchio. Sei morto. Apro la doccia e mi lancio dentro senza pensarci. Il sangue mi scorre sulle gambe. Esco e apro la finestra, il mio nome campeggia sul manifesto funebre. Sul cellulare le condoglianze di tutti i contatti. Almeno non ho sofferto mi viene da pensare. Mi distendo sul letto e incrocio le mani sul petto. Sono pronto per la bara.

Un rumore.

Un ronzio. È la televisione.

Mi sveglio. Sono vivo. Che incubo.

Ho lasciato la televisione accesa tutta la notte sul canale All-News. I banner parlano di sbarchi clandestini e del problema dell’immondizia a Roma. Mi preparo, la camicia bianca è immacolata. Così come il riflesso nello specchio che mi propone un me un po’ stanco ma vivo e vegeto. Mi è quasi venuta voglia di fumare, anche se non l’ho mai fatto. Decido di lasciare questo posto da incubo. Chiudo la porta e affronto la prima rampa di scale.

Cerco il telefono, l’ho lasciato in camera.

Torno indietro apro e mi sta aspettando lampeggiando sul comodino.

Dei piedi spuntano dal letto.

Ho sbagliato camera? No.

Afferro il mio cellulare.

Un messaggio.

Ti aspettavo.

La tv è accesa sul televideo. Leggo entrambi, quasi contemporaneamente.

Ultim’ora:

Omicidio a Roma. Spogliarellista di TeleNomentana trovata morta, ammazzata nel letto di un albergo sito presso una via consolare. Non si conosce ancora il movente dell’omicidio.

Scosto la coperta, trattenendo il respiro… è lei.

Qualche informazione su MaddalenaValentinah

Maddalena Valentina, alterego di Valentina Maddalena. Una ragazza (o forse due) che adorano la scrittura. Le nostre storie sono diametralmente opposte. Maddalena è di Eboli e Valentina di Cercola - o viceversa - (anche se adesso vive al nord). Si sono incontrate a Lourdes (forse) o al liceo Garibaldi di Napoli? All'università a Pisa o a Praia a Mare sulla spiaggia? Buona lettura a tutti

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