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“Circa un’ora dopo l’inizio delle ricerche è avvenuto proprio quello che mai ci saremmo aspettati: una sonda inviata all’esterno dalla Shamir ha intercettato il segnalatore della Mecca dritto nel bel mezzo del grande banco di nebbia sopra la zona delle ricerche. Non immagini la nostra sorpresa quando ce ne siamo accorti, te lo posso assicurare. Me lo ricordo bene: ero proprio nella cabina di controllo assieme ad Alessi e agli altri esploratori dell’equipaggio. Di tutte le ipotesi fatte su dove fosse l’aeronave scomparsa, mai e poi mai avremmo pensato di individuarla ancora in aria, e non sul fondo del mare.

C’è stato un momento di incertezza, nel corso del  quale nessuno è riuscito a proporre qualcosa da fare. Circa venti minuti dopo era chiaro a tutti che, se fossimo andati fino in fondo, ci saremmo ritrovati davanti qualcosa di imprevisto e diabolico, e che avremmo dovuto usare le maniere pesanti. I nostri comandanti si sono incontrati sulla Shamir a metà mattinata, assieme ai consiglieri e agli strateghi, e ne sono usciti solo oltre l’ora di pranzo con una decisione che ha cambiato per sempre le vite di molti: quattro navi d’assalto sarebbero andate verso il varco di nebbia e avrebbero tentato di esplorarlo alla ricerca di segnali di vita da parte della Mecca, mentre giù in mare l’incrociatore e il sommergibile avrebbero tentato di continuare a battere la pista subacquea.

Ricordo bene la mia risata disperata quando sono stato estratta a sorte per la spedizione nel banco di nuvole: in quel momento ho avuto la netta sensazione che non sarei tornata… ma in fondo, sai, non mi importava di morire.

Siamo saliti sui battelli d’assalto verso le due e trenta del pomeriggio, in dieci per ognuna delle tre scialuppe, scortati da un paio dei droni d’assalto della nave madre e, man mano che ci dirigevamo verso le nuvole, capivamo che ci sarebbe stato da sparare.

Non chiedermi cos’è avvenuto quando abbiamo oltrepassato il muro di nebbia, perché semplicemente non lo ricordo; ho in testa solo il buio nel quale ci siamo ritrovati, e il freddo intenso attorno a noi e soprattutto ricordo in cui ci siamo ritrovati di fronte alla Mecca. Era lì, imponente, di fronte a noi, bloccata da tentacoli oscuri usciti dal banco di nebbia, come se esso volesse trattenerla lì per sempre.

In un primo momento qualcuno ha tentato di pregare di lasciar perdere, ma non era certo la primissima volta che  molti di noi si ritrovavano ad avere a che fare con Segni dell’Orrore come quello: Jeardeaux ha preso parte all’esplorazione di un forte infestato sulla costa; Maronna ha ripulito un casolare con all’interno quegli affari due anni fa.

E poi ci sono io, che le Bestie le ho combattute in guerra.

In ogni caso, non abbiamo avuto molto tempo per discutere di cosa fare; e poi, la fame di un ricco bottino era davvero troppa, e noi abbastanza numerosi per farcela, probabilmente.

Soldi e capacità, l’unica accoppiata in grado di farci sfidare la morte in quel modo… per un gruppo di predoni dell’aria un suicidio del genere è una prospettiva più che accettabile, se in cambio di un buon compenso. In ogni caso.

E poi, non che avessimo molto tempo per decidere…

Solo pochi secondi e le scialuppe d’assalto erano pronte.”

Qualche informazione su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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