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Ecco, non lo sai. Non sai quando il tuo stare sola, quel bisogno, tenero e determinato come un neonato, diventa il tuo bisogno primario. Sai che vuoi fuggire da tutto e da tutti, anche dalle persone che ami di più, dai luoghi in cui sei cresciuta, anche un po’ invecchiata, quei luoghi dove sedevi  di fronte al lago o davanti al mare a guardare il vento manifestarsi e a cui affidavi te stessa e i tuoi pensieri.  Quando il tuo vivere diventa bisogno di vivere diversamente, così non hai più voglia di ritagliare il tuo tempo nel tempo che scorre e corre, vuoi costruirlo il tuo tempo!  Così cambi, decidi di farlo, il tuo cambiamento diventa la tua vita, nella tua nuova esistenza tutto è più lento, il tempo, finalmente si dilata: puoi correre di fronte all’oceano o puoi dormire tutta una giornata, puoi disegnare, scrivere, lavorare a maglia, cucinare, lasciare sfogare la tua creatività, intrecciare discorsi e connessioni con la natura, con l’oceano, con il tuo cane che, come per incanto sembra aver imparato a leggere nel tuo pensiero. Tutto è differente, nulla è uguale a prima, e, tutto è una tua scelta.                                                                    Poi, all’improvviso, si verifica una anomalia nel mondo e di riflesso nella tua vita. Sopraggiunge  una strana epidemia che diventa la battaglia quotidiana di tutto il mondo e, di conseguenza, anche la tua.                                                                                 Il tuo isolamento, la tua scelta, quella di cui andare orgogliosa, quella che molti hanno invidiato, molti non hanno compreso, di cui  tutti si sono meravigliati, diventa un isolamento forzato, irreale, obbligatorio. All’improvviso la tua libertà, la tua convinzione di essere libera diventa la tua prigione di libertà, anche se apparentemente nulla è cambiato, però non puoi allontanarti di molto dalla tua casa, non puoi raggiungere l’oceano e sedertici di fronte, puoi solo aguzzare l’udito e sperare di ascoltarlo in risonanza. E allora ? pensi a chi si è trovato all’improvviso nella solitudine, a chi non ama la solitudine. A chi si è trovato separato da chi ama(perché non ha mai fatto scelte o perché le pensava di averle fatte). A chi per non averle fatte quando poteva ora si trova a vivere, dannato in casa, accanto a una persona che non ama più. A chi è separato dai figli, dai genitori anziani, magari in pericolo di vita ( o che la stanno perdendo). A chi non può lavorare o a chi è costretto a farlo, a chi non può correre o fare una salutare passeggiata. Ai bambini, chiusi in casa, senza poter correre, giocare, confrontarsi con gli altri bambini… Pensi a tutto un mondo che fino a qualche mese fa sapevi che esisteva con altri connotati,un mondo che, se vessi voluto, avresti potuto raggiungere, al tuo paese di origine, al vuoto nelle strade, in cui il tempo si è stranamente dilatato, in cui la connessione umana è stata sostituita dalla connessione telefonica che unisce i visi, ma non sempre i cuori. Pensi a un mondo soffocato e spesso legato alla paura di morire, che, alla fine finisce per diventare anche  paura di vivere.Pensi che tutto cambia e cambierà ancora e pensi che, tutto sommato, tu  sei fortunata perché tu lo avevi scelto già e già lo hai vissuto. Ma, nonostante tutto, scopri che questo mondo silenzioso, il silenzio delle cose senza l’anima umana a colorarla, senza le voci, senza i passi, le pazzie di vivere, il caos di città magari invivibili, beh forse un poco mancherà.

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