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Baie d’art è una pittoresca baia nel distretto di Mahé, in India, poco nota persino agli stessi abitanti, che pur sapendo della sua esistenza e conoscendone l’esatta ubicazione la frequentano molto di rado; per lo più vi si radunano artisti sfaccendati e sognatori, gente eccentrica che ha deciso di votare la sua vita all’arte senza scopo di lucro e vivere di effimere passioni.

In realtà tra di loro ci sono anche banchieri, insegnanti, medici, avvocati… tutte persone che avrebbero preferito vivere condividendo con il mondo il loro estro creativo, ma per un motivo o per un altro si sono ritrovati a percorrere tutt’altra strada.

Baie d’art è un’oasi stretta nell’incantato abbraccio del mare Arabo, che a sua volta stringe chi decide di fermarsi a conoscerla nell’abbraccio dell’ospitalità senza pregiudizi.

Io sono inciampata nelle sue divertenti e insolite dinamiche il 7-marzo-2017, durante un periodo della mia vita in cui, esule volontaria, avevo abbandonato il mio paese per cercare me stessa.

Ero atterrata a Mumbai un mese prima, con nient’altro che lo zaino sulle spalle, e in mano una mappa dello stato indiano su cui avevo segnato i luoghi simbolo della mia religione, il Buddhismo; una volta concluso il mio pellegrinaggio, però, sentivo che mi mancava ancora qualcosa, così ho deciso di continuare semplicemente a seguire la strada, senza più mete prestabilite, e quel 7-marzo-2017 ho attraversato i confini del distretto di Mahé.

Per la prima volta dal mio arrivo in India non avevo problemi di comunicazione dal momento che in quella parte del paese la lingua madre è il francese, così ho chiesto al primo passante che ho incrociato dove fosse la spiaggia, ed ecco come sono arrivata a Baie d’art!

La mia idea era quella di trascorrere i miei quotidiani quarantacinque minuti di meditazione in riva al mare, e invece ho scoperto un nuovo mondo che ti cattura e ti emoziona fin dal primo istante, un mondo in cui tutto, dai disegni sulle pareti della grande casa di arenaria indiana alle persone che vi abitano, è impermanente: pochi sono quelli che arrivano, e nessuno è mai rimasto!

Baie d’art non è terra in cui mettere radici, ma sabbia morbida e calda in cui coccolare e crescere i propri sogni e la propria forza interiore, e al momento giusto levare l’ancora e navigare sull’oceano della vita.

Vorrei potervi raccontare tutte le splendide avventure che mi sono capitate durante le due meravigliose settimane che vi ho trascorso, descrivervi, ad una, ad una, le persone stupende che ho incontrato, ma occorrerebbe troppo tempo e molto più spazio di un semplice quaderno, quindi purtroppo sono costretta a scegliere una storia soltanto.

Ci ho pensato e ripensato, e alla fine ho deciso di parlarvi di Malik Chandra (nome d’arte, come del resto tutti i nomi delle persone che scelgono di vivere in quella baia. Il mio pseudonimo, Princess Kassandra, è nato proprio a Mahé!).

Malik, dicevo, era forse il più eccentrico e buffo di tutti quegli strani personaggi: era convinto di discendere da un’antica e nobile stirpe di pirati, per questo si era costruito un cappello di cartone uguale a quello di Capitan Uncino e portava sempre una benda nera sull’occhio sinistro. Diceva di sentire dentro di sé il richiamo del mare, e aveva promesso a sé stesso e agli altri che prima o poi avrebbe intrapreso di nuovo la strada dei suoi avi.

Aveva un talento artistico fuori dal comune: dipingeva ad occhi chiusi e con assoluta precisione onde enormi cavalcate da maestosi velieri, opere d’arte ricche di dettagli e sfumature di colore, e sulle pareti della casa di arenaria, tra gli altri facevano bella mostra quelli che lui chiamava i “ritratti di famiglia”.

Ogni giorno, appena sveglio, iniziava a dipingere una tela che al più tardi completava al tramonto, e durante le pause che concedeva al suo lavoro deliziava chi aveva la fortuna di trovarsi lì in quel momento con affascianti trucchi di magia, o esilaranti esibizioni di giocoleria, scherma, e canto, anche se, ad essere proprio onesti, in quest’ultima arte non era particolarmente dotato.

Il quinto giorno mi aveva avvicinata mentre sognavo ad occhi aperti seduta su uno scoglio, e dopo un elegante inchino e il baciamano mi aveva chiesto in maniera galante il permesso di mostrarmi quello che aveva mostrato a pochi.

<<Lo considero, modestia permettendo, il mio più grande capolavoro, per questo motivo lo mostro soltanto a chi ritengo sia degno di vederlo.>>.

Onorata che mi fosse stato concesso un simile privilegio ho accettato con entusiasmo, ho seguito Malik in una piccola insenatura nascosta a sguardi indiscreti, e mi sono ritrovata a guardare un vascello che sembrava uscito dalle tele di quell’artista che sognava i sette mari: imponente ed elegante, arredato con cura, e pensato per offrire il massimo comfort!

<<Fino a due anni fa,>> mi aveva spiegato <<ero solito provare a costruire dei piccoli velieri di legno. Avrei voluto che fossero fedeli riproduzioni di quelli che dipingevo, ma i risultati erano ben lungi da quelli desiderati. Molti mi dicevano di rinunciare, di rassegnarmi all’idea che non sarei mai stato capace di intagliare il legno. Dopo un considerevole numero di fallimenti avrei avuto ottime ragioni per dar loro retta, ma proprio mentre stavo per gettare la spugna ho realizzato che io non volevo essere bravo ad intagliare il legno, volevo soltanto un vascello come quello dei miei avi, che mi portasse lontano dall’India. Mi sono detto che i pirati costruivano le proprie navi senza prima fare modellini in scala, così ho messo a posto lo scalpellino, e piuttosto che lasciarmi scoraggiare da quei piccoli, grandi, insuccessi, ho trovato il coraggio di sognare in grande e ho iniziato a lavorare sodo per ottenere ciò che volevo. Finalmente, dopo due anni in cui ho commesso molti errori e sono stato quasi vinto dallo sconforto che spesso mi spingeva a mollare, ho terminato il mio lavoro. Ora, al sorgere della prossima marea, leverò l’ancora, isserò le vele al vento, e assieme alla mia ciurma abbandonerò per sempre questi amati lidi.>>.

Malik ha mantenuto la sua promessa: è salpato via insieme all’alta marea due giorni dopo quel discorso!

Forse molti di voi lo giudicheranno pazzo, e chi lo sa, forse pazzo lo era davvero, come molte delle persone che si radunano alla baia dell’arte del resto, e come ognuno di noi, in fondo, ma la sua storia, e soprattutto la sua conclusione, sono stati essenziali per raggiungere lo scopo del mio viaggio. Non che quando abbia lasciato Mahé, poco dopo Malik, sapessi già chiaramente quale strada volessi percorrere, ma avevo imparato forse la lezione più importante di tutte, cioè che è inutile girare attorno ai propri sogni tentando di costruire ponti verso la propria meta: l’unico modo per superare il mare tra il dire e il fare, è avere il coraggio di imparare a volare!

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Qualche informazione su Princess Kassandra

Chi sono? Mmm... Non saprei... forse... ma no, è un'idea assurda! Non posso condividerla, rideresti di me. Non lo faresti mai? Giuri? Croce sul cuore? Ok, allora te lo dico: credo di essere un puzzle. Ecco! Lo sapevo io che non mi dovevo fidare! Lo vedi che sei scoppiato/a a ridere? No, non intendevo dire che sono fatta di cartone e sono divisa in piccoli pezzi sagomati, solo che se dovessi scegliere un aggettivo per descrivere la mia personalità, quello più giusto credo sarebbe eclettica; sono curiosa all'inverosimile, divertente, sarcastica, e auto ironica; detesto i riflettori e amo viaggiare, e nonostante non sogni il principe azzurro (o per lo meno non quello classico delle favole), credo di potermi definire comunque una persona romantica. La prima volta che ho preso in mano un libro avevo sette mesi e da allora non riesco più a farne a meno. Quando ho iniziato a scrivere ero in quarta elementare, all'inizio erano poesie, poi i racconti si annoiavano e si sono uniti a noi, e da allora è una festa continua. Come? Vuoi sapere se ho dei difetti? E chi non ne ha!? Ma non ho intenzione di dirti proprio tutto di me. Se vuoi scoprire qualcosa in più c'è un solo modo: leggi le mie storie!

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