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Chiudo la porta. Non devo girare la chiave nella toppa, sono usciti tutti nella loro quotidiana lotta contro il tempo.

In casa, io ed il nonno, che non entra mai senza bussare; e poi è sordo e l’apparecchio costato fior di quattrini, serve a poco.

Ho appena riagganciato il vecchio telefono di bachelite; chissà se i miei si decideranno prima o poi a comprare un cordless, in casa non esiste la privacy! 

Maddalena mi ha confidato che è cotta di Ugo, virtuoso ‘fighetto’ e chitarrista eccezionale. Resto per qualche secondo con la schiena sull’uscio, ripetendo le sue parole. 

Tiro fuori l’aria dai polmoni e decido che ho bisogno di sfogarmi. 

Faccio buio con la tapparella, nascondendomi dagli occhi della raffineria. 

Accendo una lampada: la luce arancio artificiale da vita ai colori della mia stanza. 

Apro l’armadio, lo stesso da quindici anni, come dimostrano le figurine di Maradona. Dietro le felpe nascondo un gilet e dei pantaloni di pelle. 

Metto una fascia tra i capelli ricci. 

Mi rivolgo ai poster dei miti del rock, miei complici: 

“Jimi, abbiamo solo mezzo secolo che ci divide.”  

Poi penso:

“E miliardi di note che non suonerò mai come te.” 

Janis ammicca, Mick e le altre pietre rotolanti m’incitano ad iniziare ed Eric sorride.

Con un calcio faccio sparire il fodero sotto il letto, tra mille altre cose che un giorno sistemerò. 

É un rituale, accarezzo le corde e imbriglio la chitarra.

“Preferisci ancora Ugo?” 

Le cuffie avvolgenti mi attendono. 

I miei otto metri quadrati di stanza accolgono il più grande chitarrista di sempre. O solo il più grande strimpellatore del condominio!

Chiudo gli occhi e nel camerino mentale tra il rimmel delle groupie, non c’è la mia musa. Si perderà le mie formidabili e struggenti note. 

Il soffitto rifulge adesivi di stelle fluorescenti, sembra di essere sotto il cielo dell’isola di Wight. 

Scompare il cemento, gli astri plastificati diventano reali. Via delle Industrie come Woodstock. 

Guardo la foto sul comodino, tra il libro di Fante e quello di storia: è seduta sul letto con la felpa che le ho portato da Dublino. 

“Sei importante per me, non potrei fare a meno del mio migliore amico”.

Amico un cazzo! Ti amo. Sentimento bastardo.  

La folla è in delirio, sarà un evento storico. Voglio sotto il palco le mie adorate fans. Schiaccio play sul mangianastri e parte la base di Little Wing . 

Spalle alla porta, sguardo rivolto all’orizzonte finito della finestra chiusa, con la mente proiettata a cavallo dell’atlantico. O  solo sotto casa sua. 

Nonostante il suono sia diretto alle orecchie, sento le vibrazioni che mi attraversano: il palazzo trema al passaggio dei tir che scarrozzano indisturbati per strada. 

Suono ad occhi aperti, non sono bravo, guardo il manico, cerco sicurezza. Tra tasti e corde incrocio ombre tribali sul muro e intravedo ancora la foto. Potrei spingerla a faccia in giù, ci ripenso. La cerco tra le note: non accade e stecco una battuta.

Il pezzo entra nel vivo. Mi agito, inciampo nel cavo, sbatto contro uno spigolo: è un movimento ripetuto, ci sarà il momento del dolore, domani. 

Sono in estasi con la mia Stratocaster coreana, è l’assolo finale. Sudo come un disperato, sfinito, sfogato e contento.

Senza voltarmi schiaccio il pedale della distorsione che zittisce la belva. Nelle cuffie un fruscio soave mi graffia la schiena. 

Esco dalla spettacolare apnea; con devozione depongo lo  strumento, ho bisogno d’aria. Nel rialzare la tapparella un riflesso mi fulmina. La porta è aperta.

Mi giro rosso in viso e non per la prestazione.

“Che ci fai qui?” 

Riesco a dire solo questo quando vedo Maddalena nella penombra con il suo stronzo, magnetico sorriso, incastonato nella sua immensa bellezza.

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Due cose su inverosimilmente

Mi chiamo Salvatore Improta, meglio conosciuto on line con il nickname Inverosimilmente. Sono nato a Napoli nel 1979, vivo a Bologna dal 2001 e lavoro a Rimini dal 2015 come responsabile di Sistemi di Gestione. Sono un accanito lettore, figlio di un litografo - casa dei miei genitori è invasa da carta stampata. Tra i miei autori preferiti Saviano, Auster, Fante, Ammaniti, Brizzi...mi fermo solo per questioni di spazio. Mi sono avvicinato giovanissimo alla scrittura, in primo luogo di racconti brevi con cui ho partecipato a diversi concorsi nazionali. Uno degli ultimi è Metrò on the book, con cui ho vinto il contest Coop For Word 2017 , pubblicato poi nella raccolta Cado come neve, edita da Fernandel Editore e sul Resto del Carlino di Sabato 16 Settembre 2017.
BRUCIA il mio secondo romanzo (il primo è ancora chiuso in una pendrive) è disponibile dal 15 novembre tra gli e-book della grande famiglia Geeko!

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