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Racconto ispirato ad Afterlife

“In quale anno ci troviamo? Non me lo chiedete, non posso dirvelo, ma pur volendo probabilmente non saprei darvi una data precisa. Perché mi chiedete? Beh perché ultimamente non si ha il tempo di guardare il calendario…il realtà non si ha il tempo e basta.

Siamo arrivati lentamente e silenziosamente a questo punto, nessuno avrebbe mai immaginato un futuro come questo, la leggerezza dell’essere di qualche secolo fa non era in grado di capire verso cosa andava in contro. Lo chiamiamo K.i.m e ci accompagna per tutta la nostra frenetica vita, o per lo meno finché non decidiamo di porle fine. Da quando veniamo al mondo ci viene insegnato a “tenerci in movimento”, non c’è tempo per farsi cullare dalle braccia della mamma, non c’è tempo per piangere la notte e tenere svegli i genitori, non c’è tempo nemmeno per ridere con loro. Deprimente dite? E siamo solo all’inizio di questo viaggio.

K.i.m. è nato come una rivoluzione scientifica, un dono per noi umani, il lavoro ci opprimeva, gli impegni ci riempivano la testa, riuscivamo a stare vicini solo tramite una tastiera e ci sentivamo amati solo grazie ai like che otteneva una nostra foto su Instagram: è così, in questo clima di solitudine interiore, che degli scienziati, pieni di buon intenzioni, hanno sviluppato K.i.m.

K.i.m. sta per “Keep in motion” il motto della nostra deprimente vita, inizialmente era un amico, un alleato, intelligenza artificiale altamente sviluppata che aveva il compito di donarci tempo e farci riscoprire noi stessi e la nostra umana fratellanza. Andava tutto bene, ma come tutte le cose create dalle migliori intenzioni dell’uomo, non poteva durare a lungo. Non abbiamo saputo accontentarci ed abbiamo preteso sempre di più e K.i.m. voleva accontentarci tutti, ma aveva bisogno di più energia ed autonomia per farlo e quindi ha velocemente prosciugato le risorse del nostro pianeta. La terra oramai è arida, la biodiversità animale e vegetale è quasi del tutto scomparsa e le uniche batterie che K.i.m possa usare in questo momento siamo noi. Non è più un nostro dipendente, è passato da amico fidato a schiavista in pochi decenni e nemmeno ce ne siamo resi conto.

Osservando da vicino la popolazione terrestre, stentereste a riconoscerla, vestiamo per lo più tutti nel medesimo modo e se le formiche vi sembravano laboriose non avete ancora visto nulla. Le formiche non esistono più, ma al suo posto potreste ammirare migliaia di umani che si muovono instancabilmente per produrre beni di cui pochissimi eletti potranno beneficiare.  Avviciniamoci e vi mostrerò meglio la nostra vita, se così si può definire.”

Erano giorni che Tis si sentiva strana, un pensiero le balenava in testa, ma continuava a scansarlo cercando di resistervi. Era appena rientrata da un turno di lavoro nelle cucine del grande edificio in cui viveva, la sua casa non poteva essere chiamata propriamente così, era più una stanza per chiudere gli occhi e riaprirli dopo poco più di un’ora, accarezzare il viso del marito e della figlia e ritornare a lavoro. La casa di Tis non era tra le più lussuose, ma per lo meno aveva la luce elettrica, beneficio di cui godeva grazie al suo luogo di lavoro, era totalmente bianca, non aveva finestre ed una sola porta e comunicava con altre stanze di proprietà di altrettante famiglie. Si cambiava spesso abitazione, potevi essere trasferito ad un altro edificio o addirittura riassegnato ad un’altra mansione, Tis stessa aveva cambiato casa almeno 5 volte ed oramai sapeva come funzionavano le cose, ma non smetteva di stupirsi quando incrociava nuovi vicini snob che si lamentavano richiedendo un’abitazione con almeno 2 porte. Era una delle poche che ancora osservava il prossimo e si faceva domande e questo spesso le causava guai a lavoro, ma per fortuna aveva suo marito, lui lavorava sodo garantendo ad entrambi la sicurezza di un buon tetto sulla testa. Ebbe giusto il tempo di incontrare il marito e dirigersi con lui verso il nuovo turno di lavoro, quei pochi attimi insieme davano un senso alla sua giornata. Improvvisamente si fermò, davanti a lei una squadra giovanile stava facendo un turno di lavoro-studio, non stavano fermi un secondo, i pavimenti dovevano essere sempre lucidi ed utilizzavano un prodotto apposito, lo aveva steso anche lei a terra durante gli anni di apprendimento, ma non aveva mai capito bene cosa fosse, in realtà nessuno se lo era mai chiesto, era opinione comune che fosse un forte antibatterico per contrastare il circolare delle malattie tra quella numerosissima popolazione. I bei tempi in cui si andava a scuola erano finiti almeno mezzo secolo prima partendo dal continente africano e Tis era riuscita a fare solo i primi anni in una vera struttura scolastica divorando tutti i testi a sua disposizione. Ogni risorsa era importante per produrre e non si poteva sprecare tempo fermi e chini sui libri, ma la cultura era importante per K.i.m. quindi aveva unito l’utile al dilettevole ed aveva istituito delle classi di lavoro dove si studiava mentre si svolgevano le proprie mansioni lavorative, c’era un tutor per ogni squadra incaricato di istruire, ma non troppo, la forza lavoro e un sorvegliante che vigilava in modo che nessuno smettesse di muoversi, perfino gli esami si facevano in questo modo. Fu guardando quella scena che il pensiero che la accompagnava da giorni si fece più forte: doveva mettere fine alla sua vita.

” Non fate quella faccia, non scandalizzatevi, di questi tempi è una cosa totalmente normale, la popolazione della terra era aumentata a dismisura i primi anni che K.i.m. entrò in funzione, le cattive abitudini e la povertà dilagarono e le persone cominciarono ad ammalarsi. La legge sul suicidio assistito fu stravolta e perfino gli stati più conservatori dovettero accettarla, in effetti ogni opposizione sarebbe stata inutile, per gli algoritmi di K.i.m. una vita non vissuta deve essere terminata. Ma lasciamo che sia la storia di Tis a spiegarvi meglio come vanno le cose”

Successe tutto molto in fretta, ottenere un permesso di morte era più facile che retrocedere per un errore, bastava andare dal proprio supervisore e richiedere il modulo. Il marito la seguiva senza fare un fiato, la amava moltissimo, ma era una pratica talmente comune che non era la prima volta che la vedeva in atto, c’erano stati diversi precedenti nella sua famiglia e non aveva potuto fare nulla, era così che andavano le cose. In ogni edificio ci stava una sala per il suicidio assistito, per velocizzare le cose, neanche in questo si poteva perdere tempo. Tis sapeva tutto ciò che era necessario sapere, la procedura era rapida ed indolore, venivano fatte poche domande e poi tutto sarebbe finito. Mancavano pochi passi all’entrata dell’ufficio suicidi e lui ebbe solo la forza di guardarla con quegli occhi che le dicevano tutto. Entrò nella sala, il marito prese posto nella camera adiacente dalla quale si poteva osservare, in questo almeno erano clementi e l’ultimo saluto alla persona cara era permesso, probabilmente anche per cogliere quest’ultima mentre era più fragile e farle fare la stessa scelta. Tis stava lì in piedi al centro della stanza, dall’altra parte del vetro 2 medici, una voce le disse: <Nel Pieno delle sue facoltà Heri Tis dichiara di voler spontaneamente porre fine alla sua vita?> non ci pensò nemmeno un secondo: <Si> e chiuse gli occhi.

” Ecco, questo è il momento in cui l’impero di K.i.m. cominciò a vacillare”

<Ci scusi signora c’è stato un piccolo guasto tecnico, questione di secondi e saremo pronti>           Non era mai successo.

Tic-tac…Tis vide correre la lancetta dei secondi dell’orologio di fronte a lei, ci stavano orologi ovunque, era importante sapere che il tempo stava scorrendo…3 secondi…perchè aveva deciso di fare quel gesto?… 8 secondi… Si sentiva diversa, il sistema era accettato da tutti eppure lei sentiva una repulsione verso tutto questo, probabilmente era difettosa, un peso per la comunità, da morta sarebbe stata più utile, avrebbe fornito energia a K.i.m. che si sarebbe preso cura della sua famiglia…13 secondi…la sua famiglia, suo marito, sua figlia…come poteva fare questo a sua figlia? 15 secondi.

<Sign…>

<STOOOP!> un silenzio tombale calò nell’ufficio

<Signora noi siamo nuovamente pronti per procedere> La voce dall’interfono era meno distaccata di prima, ma cercava di mantenere un tono sicuro e professionale

<No> la faccia di Tis era cambiata <No, non voglio più morire>

Non ci fu alcuna risposta.

Tis usci velocemente dalla sala sterile, il marito era lì, tratteneva a stento le lacrime, non capiva cosa fosse successo, ma era felice. Nonostante lo shock non avevano tempo per parlare e spiegarsi, dovevano tornare a lavoro, il loro problema più grande ora era spiegare perché si erano presi un permesso di morte e non lo avevano utilizzato spendendo tempo prezioso. Si avviarono a passo svelto.

“Tis non può saperlo, ma ha appena sconvolto la tranquilla routine di K.i.m. , i tecnici del laboratorio suicidi hanno dovuto guardare sul manuale la procedura da attuare in caso di rinuncia, non era mai successo, nessuno aveva mai avuto il tempo di pensare a quello che stava per fare. I medici fecero rapporto dell’accaduto credendo che tutto fosse finito lì, ma ai piani alti la notizia giunse immediatamente e non piacque a nessuno: perché qualcuno aveva scelto di vivere invece che porre fine ai propri tormenti? Era un caso isolato o ci stava il rischio che si espandesse come un’epidemia? E cosa sarebbe successo se anche altri avessero sviluppato questa capacità di sopravvivenza?  Tis era un pericolo ed i vertici stavano tremando, il loro mondo in movimento si era fermato per 15 secondi ed era stato fatale”

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